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La costituente socialista e la crisi delle amministrazioni locali <br />

Mario Flamini

Il caso di Santa Marinella, come quelli di Cerveteri e Civitavecchia, dimostra che le diversità, politiche ideologiche culturali, non possono essere coperti da marchingegni. C’è necessità di rivedere una legge, quella sulla elezione diretta dei sindaci, come sostiene Becchetti, che non ha garantito democrazia e trasparenza ma non è questo il solo punto della questione. Da un’analisi più attenta delle vicende amministrative del territorio a me sembra che emerga la necessità di ripristinare quelle regole certe e praticabili che si riassumono nella necessità del restauro delle autonomie delle diverse componenti in campo. La prima regola riguarda il rapporto fra la politica e l’economia: va praticata la regola secondo la quale chiunque, direttamente o con parenti o società organizzate in scatole cinesi, ha interessi che possano determinare conflitti con la politica non deve essere proposto a cariche elettive connesse alla pubblica amministrazione. Sul piano nazionale ma essenzialmente sul piano dei territori: laddove le pratiche affaristiche si svolgono con maggiore frequenza. E’ evidente che il sistema degli affari, diciamo così, “locali” si svolgono in un contesto formale che mette al riparo da ogni possibile intervento della magistratura. Si tratta generalmente di licenze commerciali, edilizie, concessioni etc. Si tratta anche di iniziative affaristiche che vengono garantite dall’acquisizione di un punto di osservazione (sindaci, amministratori, dirigenti) che consente di individuare i centri di maggiore e particolare interesse economico. Questo processo implica una definizione di giudizio che riguarda anche il trasversalismo. Quello politico non è altro che il risultato della trasversalità del potere; voglio dire che rappresenta la causa e la radice della trasversalità politica. Cittadini, uomini, donne, parenti, cugini amici, si aggregano in occasione della elezione nelle amministrazioni locali, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Ciò implica degenerazioni della politica che ha bisogno di recuperare la propria moralità e correttezza e per restituire fiducia e speranza ai cittadini.
Il punto diventa perciò la fissazione di regole certe e chiare che, comunque, non possono in alcun modo alienare i diritti dei singoli alla partecipazione alla politica e, dunque, alla competizione elettorale anche quando sono evidentemente portatori di interessi particolari e svolti all’interno di una formalità legalizzata. Come superare il problema allora?
Sarà l’uovo di colombo o la scoperta dell’acqua calda ma io penso che spetti ai partiti riscrivere e riproporre queste regole; i partiti debbono recuperare il loro ruolo di formazione delle decisioni, di selezionarle all’interno delle loro prassi democratiche interne. Ci sono regole che nessun legislatore può scrivere ma delle quali la società e la politica hanno urgente bisogno. Quelle regole possono essere recuperate dai partiti riprendendo il luminoso percorso dei grandi partiti di massa del dopoguerra, che hanno educato ed emancipato masse sterminate di popolo, che hanno marcato diversità politiche ed ideologiche, che hanno salvato la democrazia. Ciò senza pensare, alla luce della situazione odierna, che l’avversario ridiventi nemico ma solo per distinguere fra ruoli di governo e quelli di opposizione, riconoscendosi reciprocamente come protagonisti della politica. Ciò rappresenta il disegno della Costituente socialista e del nuovo partito socialista.

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