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Le interviste: Nicola Porro (Unione)

A pochi giorni dal voto, i candidati a sindaco tracciano un bilancio della campagna elettorale appena trascorsa e delineano gli obiettivi futuri. È quanto abbiamo chiesto anche al candidato dell’Unione Nicola Porro.
Se dovesse tirare le somme ora, quale sarebbe il bilancio di questa campagna elettorale?
«A mio avviso questa è stata una campagna inquinata dall’aggressività e dall’ostentazione di ricchezza del centro destra. È sotto gli occhi di tutti la grande quantità di manifesti, l’occupazione di tutti gli spazi liberi con i gazebo: è l’effetto della sproporzione di impiego di forze economiche, un atteggiamento insolente in una città in cui molte famiglie vivono in povertà. Noi al contrario abbiamo scelto una campagna di tipo tradizionale, parlando con i cittadini e creando occasioni di incontro. E devo dire che le perplessità che sembravano esistere nei confronti del centro sinistra si sono dissolte, così come la maschera di quella che è evidentemente una coalizione di centro destra».
Quali saranno le priorità della sua amministrazione?
«Innanzitutto occorre restituire governabilità alla città. Ma se dovessi individuare una priorità assoluta, al primo posto c’è senza dubbio il nodo della disoccupazione, che affligge soprattutto giovani e donne. Ci sono poi i servizi, che vanno resi più efficaci e meno costosi e più in generale la qualità della vita e la qualità urbana, che vanno migliorate, con una complessiva qualificazione delle periferie e del centro. Tutto questo però è possibile solo con un sostanziale ammodernamento della macchina comunale, in funzione di una nuova idea di sviluppo. In questo senso va attivata la filiera per realizzare quelle infrastrutture funzionali allo sviluppo, evitandone altre inutili come il terminal Cina, che distruggerebbe la Frasca, e la bretella porto-A12, a meno che non si stabilisca un tracciato che salvaguardi le preesistenze archeologiche. Inoltre c’è il commercio al quale va ridata fiducia».
In caso di vittoria cosa farebbe nei primi 100 giorni?
«Nell’immediato occorre pensare alla qualità della vita, e dunque alla pulizia, alla percorribilità delle strade, alla riappropriazione di spazi come la Marina e la trincea ferroviaria, da dedicare alla vivibilità della città. Ma occorre anche avviare al più presto un censimento delle risorse umane, per procedere all’ottimizzazione della gestione della macchina comunale».
Si riferisce anche ad una razionalizzazione delle spese?
«Certamente. Inatanto occorre ripensare le politiche di bilancio, andando a caccia di fondi presso le istituzioni ed enti, alla luce dei trasferimenti statali. Occorrerà poi mettere mano alle municipalizzate, cancellandoc i maxi gettoni di presenza e cominciando un risanamento che permetta il miglioramento dei servizi, l’abbassamento delle tariffe e al contempo la stabilizzazione dei lavoratori».
In ultimo come immagina i rapporti con i suoi avversari dopo le elezioni?
«In caso di vittoria cercherei naturalmente di ottenere la massima condivisione sulle scelte che interessano la città, pur nel rispetto dei ruoli e nella consapevolezza delle profonde differenze programmatiche. Allo stesso modo se dovessi finire all’opposizione, il nostro contributo sarebbe costruttivo, ma senza fare sconti a nessuno. Ma quest’ultima ipotesi non credo che si verificherà».

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