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Moscherini: ''È la dimostrazione che avevo ragione''

L'ex commissario dell'Authority commenta la sentenza del Consiglio di Stato e parla di ''persecuzione politica'' da parte del Governo. ''Porterò fino in fondo la mia battaglia, anche se non intendo più guidare Molo Vespucci. Il mio obiettivo resta il Pincio''

L'ex commissario dell'Authority commenta la sentenza del Consiglio di Stato e parla di ''persecuzione politica'' da parte del Governo. ''Porterò fino in fondo la mia battaglia, anche se non intendo più guidare Molo Vespucci. Il mio obiettivo resta il Pincio''

«È una vittoria di tutta la città contro coloro che cercano di disconoscere il lavoro fatto e che stanno perpetrando una vera e propria persecuzione politica contro di me». Così Gianni Moscherini, nelle vesti di ex commissario dell’Autorità Portuale, commenta la sentenza del Consiglio di Stato che di fatto gli dà ragione, ribaltando il pronunciamento del Tar in merito alla sua sostituzione alla guida di Molo Vespucci.
«La mia soddisfazione – afferma Moscherini – deriva da più ragioni. Innanzitutto si dimostra così che l’atto compiuto nei miei confronti è illegittimo, come sostenevo. Inoltre sono felice di notare che la giustizia si muove indipendentemente da certi potentati e che quindi anche un “nano” della politica come me può vedere tutelati i propri diritti. Infine c’è il riconoscimento del lavoro svolto in qualità di umile servitore dello Stato per il bene del territorio, della Regione e del Paese».
Il tono di Moscherini si fa poi più critico nel contestare la linea seguita finora dal Governo di centro sinistra, «lo stesso centro sinistra – precisa – che mi ha nominato prima segretario generale e poi commissario, con l’allora Ministro dei Trasporti Bersani». Proprio l’esecutivo nazionale è colpevole a suo dire, «di una vera e propria persecuzione politica, perpetrata con l’arroganza del potere». Il riferimento è al decreto che ha determinato la sua sostituzione con il contrammiraglio Francesco Lo Sardo, «un atto sbagliato, perché la mia nomina a commissario era stata fatta “fino all’insediamento del presidente” e dunque non prevedeva la possibilità di una sostituzione in corsa con un altro commissario».
Moscherini si affretta anche a precisare che nulla cambia rispetto alla sua candidatura a sindaco, «che anzi intendo portare avanti con ancora maggiore convinzione. Il ruolo di commissario – ha detto – non mi interessa, perché il mio obiettivo rimane quello di fare il sindaco di Civitavecchia. Ma allo stesso tempo sono pronto a portare fino in fondo la mia battaglia per il rispetto dei diritti di chi, come me, ha servito fedelmente lo Stato e per dare una lezione sul modello di Davide e Golia a chi, invece, dopo essersi seduto su una poltrona da Ministro, crede di poter fare tutto. Mi aspetto ora un atto di umiltà da parte del Governo col quale spero di aprire un ragionamento sulla nomina del commissario, senza atti di forza. Perché qualora così non fosse e il Ministero dovesse fare una nuova nomina che non sia di un presidente, farei di nuovo ricorso e lo vincerei ancora». Nessuna velleità di ritorno al passato, dunque, ad un’esperienza che lo stesso Moscherini definisce conclusa. L’obiettivo unico è e resta quello di fare il sindaco a tempo pieno, «anzi – aggiunge – lavorando tre ore in più delle 13 che quotidianamente dedicavo all’attività di presidente dell’Autorità Portuale, dove ho avuto se non altro il merito di creare e guidare un’ottima squadra di intelligenze tutte civitavecchiesi. Anche in città conto di creare questa stessa squadra, che abbia come primo obiettivo quello di affrontare l’emergenza occupazionale. Non è possibile che Civitavecchia sia una città di dipendenti Enel e di pendolari: il futuro del territorio non è il settore energetico, ma la logistica, ambito nel quale dobbiamo diventare la prima realtà in Italia».

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