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Omicidio Bouabid: si va verso la revisione del processo

Ladispoli. Il legale dei militari, Stefano Giorgio, dopo i risultati della perizia balistica ha annunciato di essere pronto a rivolgersi alla Corte d’Appello di Perugia Nessuna traccia ematica sarebbe stata ritrovata sulle armi d’ordinanza dei tre carabinieri accusati della morte del tunisino e condannati a 11 anni di reclusione La vicenda risale al 15 marzo 2001: l’uomo fu trovato sull’autostrada con il cranio sfondato dal calcio di una pistola

Ladispoli. Il legale dei militari, Stefano Giorgio, dopo i risultati della perizia balistica ha annunciato di essere pronto a rivolgersi alla Corte d’Appello di Perugia Nessuna traccia ematica sarebbe stata ritrovata sulle armi d’ordinanza dei tre carabinieri accusati della morte del tunisino e condannati a 11 anni di reclusione La vicenda risale al 15 marzo 2001: l’uomo fu trovato sull’autostrada con il cranio sfondato dal calcio di una pistola

LADISPOLILADISPOLI – Nessuna traccia ematica sarebbe stata riscontrata sulle pistole d’ordinanza dei tre carabinieri condannati per l’omicidio di Hamed Eddine Bouabid, il 37enne tunisino trovato morto il 15 marzo 2001 sull’autostrada A12 nei pressi di Ladispoli. A riferire la novità è l’avvocato Stefano Giorgio, legale dei tre militari, che ha annunciato di essere pronto a presentare istanza di revisione del processo presso la Corte d’Appello di Perugia. I tre carabinieri coinvolti dal caso di cui si parla da anni sono Andrea Sepe, Beniamino D’Auria e Pasquale Saldamarco. Come si ricorderà furono condannati l’11 novembre 2003 ad 11 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale e falso in atto pubblico dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma. La sentenza fu poi confermata dalla Cassazione e divenne definitiva il 6 ottobre 2004 quando i militari furono messi alle sbarre. Nel giudizio di primo grado le pene furono di minore entità e relative ai soli reati di abbandono d’incapace e falso in atto pubblico. Il tunisino fu trovato con il cranio sfondato dal calcio di una pistola. Alla base dell’istanza di revisione ci sarebbero secondo il legale dei tre carabinieri diversi elementi. Anzitutto i risultati di un accertamento tecnico peritale balistico. «Da questa perizia – ha detto l’avvocato Giorgio – è emerso che non c’è corrispondenza tra la base dell’impugnatura della Beretta 92 in uso ai tre condannati e l’impronta a stampo riscontrata in sede autoptica sul cranio della vittima. Le tre pistole sono state anche sottoposte alla prova del Luminol da cui è stata riscontrata l’assenza di tracce ematiche sulle armi dei militari». «In assenza quindi dell’individuazione dell’arma del delitto come una delle tre sequestrate ai condannati e in presenza di un chiaro processo indiziario- ha concluso il legale -, s’impone una rivisitazione della vicenda processuale». A sostegno della richiesta di revisione ci sarebbero anche le dichiarazioni del carabiniere Davide Santillo che riferì di essere stato nella pattuglia che fermò il tunisino. La posizione del militare fu archiviata dalla Procura di Civitavecchia per mancanza di riscontri. Il militare ha spiegato che con i colleghi lasciò l’extracomunitario ancora vivo, a 30 metri dal luogo dove è poi stato trovato morto. «Quella sera non ero in servizio, i miei tre colleghi mi proposero di andare a prendere un caffè – ha detto Santillo – Ricevemmo una segnalazione circa uno straniero che disturbava fuori dalla farmacia perché voleva delle medicine senza ricetta. Arrivati sul posto caricammo il tunisino in macchina e lo portammo in caserma. Dopo alcuni minuti uscimmo con lui e lo lasciammo vicino l’autostrada in una zona frequentata da extracomunitari, prostitute e gente che cerca droga. Non so chi abbia deciso di lasciarlo lì».

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