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Pendolari, ennesima odissea

Una valutazione dello stato attuale del servizio, una verifica sui miglioramenti a seguito di azioni messe in campo negli ultimi tempi, una programmazione per migliorare ulteriormente l’efficienza del servizio e risolvere particolari situazioni specifiche. Di questo si è parlato nel corso dell’ultimo incontro, quello di martedì, tra Trenitalia Direzione Lazio ed il comitato pendolari litoranea Roma Nord, quelli della linea 5. Ma neanche è stato portato a termine il discorso che si è ripetuta l’ennesima situazione di disagio per i pendolari. Giovedì sera è stato praticamente impossibile poter tornare a casa a partire dalla 21, dall’inizio cioè dello sciopero di 24 ore del personale di Trenitalia e del personale addetto alla circolazione di Rfi della regione Toscana, proclamato da alcune organizzazioni sindacali di categoria. Uno sciopero che però ha avuto ripercussioni anche nel Lazio e in altre regioni italiane, con la conseguente soppressione di alcuni treni a lunga percorrenza e di altri, come quelli per Pisa e Grosseto, frequentati dai pendolari della linea Fr5. Se a questo si aggiunge il fatto che la tratta fino a Maccarese è controllata dalla centrale operativa di Pisa, e che quindi anche altri treni, pur regionali, sono stati cancellati, il quadro si fa tanto chiaro da capire la rabbia di quanti giovedì sera hanno dovuto arrangiarsi per tornare a casa. Qualcuno è riuscito a prendere l’ultimo pullman Cotral disponibile ma altri, per l’assenza di navette sostitutive, hanno dovuto contattare amici o parenti per farsi andare a prendere alla stazione. E c’è chi, esasperato, è ricorso addirittura alle forze dell’ordine per denunciare il disservizio. E pensare che alla riunione di martedì Trenitalia e comitato pendolari avevano parlato di un miglioramento per quanto riguarda la puntualità dei treni, con un 86% di convogli in orario, entro i 5 minuti, e del 98% entro i 15 minuti, soffermandosi poi su un necessario incremento e potenziamento del servizio, in un quadro di reciproca collaborazione. Ma se poi queste sono le premesse ogni tavolo diventa allora vano.

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