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Processo Okoughae, tutti assolti

Si è concluso il processo che vedeva imputati due agenti di Polizia Penitenziaria e tre medici cittadini. Soddisfatti gli avvocati difensori: «Gli atti del processo parlavano chiaro. Questa conclusione era nelle cose»

Si è concluso il processo che vedeva imputati due agenti di Polizia Penitenziaria e tre medici cittadini. Soddisfatti gli avvocati difensori: «Gli atti del processo parlavano chiaro. Questa conclusione era nelle cose»

CIVITAVECCHIA – Tre anni di processo e questa mattina la tanto attesa sentenza del giudice Maria Elena Mastrojanni. Assoluzione per tutti gli imputati, perché il fatto non sussiste. Si è conclusa così la vicenda che vedeva protagonista Egene Okoughae, il 28enne nigeriano che tre anni fa aveva accusato gli agenti di polizia penitenziaria Susanno Mongittu ed Antonio Pierucci di avergli ustionato l’addome. Loro dovevano rispondere di lesioni aggravate. Poi però di lui, detenuto al carcere di Borgata Aurelia, si persero le tracce prima dell’inizio del processo che ha visto coinvolti, e accusati di favoreggiamento ed omissione di referto, anche i tre medici cittadini Stefano Cagliano, Patrizio Meggiorini e Gino Turchetti. I fatti risalivano alla notte tra il 19 ed il 20 luglio del 2003 quando Okoughae, già detenuto a Borgata Aurelia ma all’epoca dei fatti ricoverato presso l’ospedale San Paolo per dolori alla milza, fuggì eludendo la sorveglianza dei due agenti. Una volta rintracciato venne in un primo tempo condotto presso la casa circondariale e successivamente accompagnato al nosocomio cittadino per il prosieguo della degenza. E questa mattina, dopo circa cinque ore di udienza, è giunta la sentenza, per buona parte già scritta da parecchio tempo. «Il risultato conseguito era nella cose e gli atti del processo hanno sempre parlato chiaro – ha infatti spiegato Pier Salvatore Maruccio, difensore dei due agenti di Polizia Penitenziaria – i tre anni di dibattimento hanno consolidato giorno dopo giorno il convincimento dell’assoluta estraneità ai fatti dei due ragazzi». E alla fine lo ha messo in evidenza anche la pubblica accusa. Nel corso della requisitoria, il pm Marco Macchia, in sostituzione della titolare dell’indagine, la dottoressa Elena Neri, ha infatti sottolineato come i testi, nel corso delle udienze, hanno parlato tutti di escoriazioni ed abrasioni, ma non di ustioni. Stessa cosa continuamente ripetuta nel corso delle diverse udienze. Piena soddisfazione anche dei legali dei tre medici coinvolti, Antonio Maria Carlevaro e Cinzia Remoli. «Si tratta di un bel regalo di Natale per i nostri assistiti – hanno spiegato – tutti stimati professionisti». Commozione a fine processo soprattutto per i due agenti Mongittu e Pierucci. «Per loro – ha concluso Maruccio – si è trattato di un ritorno alla vita».

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