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"Ciani non è un tecnico ma un politico"

Pietro Tidei giustifica il suo ricorso al Tar contro la nomina di Ciani all’Authority, consigliando al manager di staccarsi dai disegni di Moscherini. L’ex deputato fa sapere che la sua manovra non nasconde alcuna voglia di poltrone. Stilettata contro l’Autorità Portuale, il Pincio e la Asl: «Inseme costituiscono una cupola di potere»

Pietro Tidei giustifica il suo ricorso al Tar contro la nomina di Ciani all’Authority, consigliando al manager di staccarsi dai disegni di Moscherini. L’ex deputato fa sapere che la sua manovra non nasconde alcuna voglia di poltrone. Stilettata contro l’Autorità Portuale, il Pincio e la Asl: «Inseme costituiscono una cupola di potere»

PIETROCIVITAVECCHIA – «Non c’è nulla di personale, niente di politico, ma solo leggi da rispettare». Con questa premessa l’ex sindaco di Santa Marinella, Pietro Tidei, ha tentato di far chiarezza sul ricorso presentato al Tar, contro la nomina di Fabio Ciani alla presidenza dell’Autorità Portuale «Non è contro Ciani – si è affrettato a precisare l’ex onorevole – ma contro un provvedimento illegittimo, nato dal volere del Ministro delle Infrastrutture, per concedere, diciamolo pure, un vantaggio a Moscherini». Da qui una serie di dichiarazioni fiume che vanno dalla descrizione del porto a quella della città e del comune di Civitavecchia «Io ero nella terna sottoposta al Ministero – ha affermato – ci sono state illegittimità poiché si è scelta una figura non designata e ora ritengo sia un mio diritto far valere il ricorso al Tar». Getta un veto Tidei sulle illazioni degli ultimi giorni, che indicavano l’iniziativa come una mossa finalizzata a conquistare Molo Vespucci: «Non ho bisogno di poltrone – ha aggiunto – sono gratificato dal mio ruolo alla Ferservizi e ne Magliani, ne Cerasa ambiscono alla segreteria generale dell’Authority». Pietro Tidei ha ricordato i motivi che portarono mesi fa i diesse ad accantonare l’idea del ricorso: «Ciani è stato nominato da un governo di centrosinistra, per seguire delle linee diverse rispetto alla pessima gestione che ha riguardato il porto negli ultimi anni». Riferendosi all’attività di Gianni Moscherini ha ovviamente detto la sua: «C’è stato solo clientelismo e nessuno sviluppo concreto». Prende poi spunto dalle affermazioni fatte dal sindaco, per motivare la sua manovra: «La ragione del mio ricorso è più che fondata – ha fatto sapere – ne era a conoscenza anche il partito, Zingaretti in primis, che ha ascoltato Moscherini dire che Ciani si è ammorbidito sulle sue idee». Punta l’indice l’ex deputato contro l’attuale gestione Ciani, affermando che la gente si aspettava dall’esponente della Margherita una marcia in più rispetto a ciò che Tidei definisce: «Una attività condotta al fianco di gente sbagliata, sulla scia di Gianni Moscherini». Stilettate anche ai componenti dei dielle che tentano di perorare la causa Ciani: «Carluccio non lo capisco, mentre Guerrini farebbe meglio a prendere sul serio la sua attività di consigliere d’opposizione». Ancora bacchettate a Moscherini che invoca sinergia tra città e porto: «Fu lui a tenere a bagnomaria l’allora sindaco Alessio De Sio, oggi la verità è che ha riempito anche il comune di dirigenti provenienti da fuori città, che neppure conoscono il territorio». Torna a distanza di oltre un anno a parlare della ‘‘cupola’’, questa volta intesa come un insieme di poteri forti costituiti da comune, Authority e (novità assoluta) Asl, enti secondo Tidei gestiti in maniera consociativistica a vantaggio di una classe politica malata di cannibalismo, che si presta al trasformismo. «Ciani deve staccarsi da Moscherini – avverte – lui non è un tecnico, ma una espressione politica messa a gestire il porto da un governo di centrosinistra al quale deve rispondere». Tidei infine si è detto sereno, sicuro che all’interno del Partito Democratico verrà trovata la giusta sintesi sul caso del ricorso. Una prospettiva filodiessina che tuttavia appare improbabile, se non altro perché l’impugnazione piove addosso ad una costituente politica non ben definita, ma già pronta ad accantonare per ‘‘questioni di legalità’’ quella compattezza e condivisione che, fino a non molti giorni fa, veniva propagandata per infiammare gli animi dei proseliti, e che oggi si dissolve in litigi sterili di fronte al cosiddetto ‘‘posto al sole’’.

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