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"Giunta Moscherini: terza emergenza istituzionale"

Il Direttivo di AMBIENTE e LAVORO

Dopo la caduta della giunta De Sio e quella della giunta Saladini si profila all’orizzonte la terza e più grave crisi istituzionale di Civitavecchia, rappresentata dalle difficoltà in cui si dibatte la giunta Moscherini, erede e protagonista insieme delle scelte politiche in cui si dibatte Civitavecchia e il territorio di cui è capofila.
Perché il territorio? Perché anche le giunte di Cerveteri e Santa Marinella sono cadute e, quei comuni sono attualmente guidati dai commissari prefettizi.
Questo situazione richiama le responsabilità di un’intera classe dirigente, da destra a sinistra. Chiama in causa anche il sistema di potere su cui questa classe dirigente si regge; anche gli interessi che ha espresso da almeno trent’anni a questa parte e, perciò, i gruppi economici e finanziari, le rendite di posizione, gli affari, le speculazioni immobiliari, lo sfruttamento esasperato della risorsa territorio.

E’ evidente che siamo alla presenza di una crisi che da Civitavecchia si allarga a macchia d’olio sull’intero territorio in un tragico e rovinoso intreccio fra interessi economici e politici.

Il Comune, per esplicita ammissione dello stesso sindaco, è indebitato per 83 milioni di Euro (pari a circa 160 miliardi delle vecchie lire), la pressione fiscale e tributaria sulle imprese e sui cittadini colloca Civitavecchia al primo posto fra tutti i comuni della provincia di Roma; tale inconfutabile realtà è testimoniata persino da un giornale di prestigio nazionale, come il “Sole 24 Ore”, attraverso l’articolo pubblicato lo scorso sabato 27 ottobre.

Ciò vuole dire che sono i cittadini e le imprese a pagare per le inadeguatezze di chi governa, dei gruppi di pressione economica che hanno da sempre condizionato la città, dei poteri forti e della categoria dei nuovi ricchi, pervenuti a questa condizione sociale attraverso un uso spregiudicato della politica e dei poteri istituzionali.

Disoccupazione, trasporti, acqua, igiene e decoro urbano mantengono i consueti livelli di allarme, mentre le promesse elettorali dell’attuale maggioranza si disperdono nelle beghe di palazzo; tutte rivolte alla spartizione di fette di potere fra i suoi componenti.
La giunta Moscherini, come quella di De Sio prima e di Saladini poi, è sottoposta a pesanti condizionamenti interni che trovano le loro ragioni e radici in un coacervo di grandi interessi e di grandi affari, come: l’incetta dei terreni per speculazioni edilizie e la promozione di nuove rendite parassitarie, l’interporto e le aree che intorno ad esso gravitano nell’ottica del suo possibile ampliamento, l’espansione edilizia della borgata “Aurelia”, l’area industriale, il trattativismo con l’Enel e, non ultimo in ordine di consistenza, il grande “affaire” rappresentato dai rifiuti urbani del comprensorio e dalla impellente necessità di modificare la gestione integrata dei rifiuti urbani anche attraverso l’adozione delle nuove tecnologie e di nuovi impianti per smaltirli (discarica? pirolisi?).

Di fronte a questo stato di cose, Moscherini è costretto (o compiacente?) a seguire una maggioranza che ripiega su se stessa, che si chiude per tutelare la sua tenuta e quegli interessi, che cerca un suo difficile consolidamento in una pratica di equilibri fra il personale politico che lo sostiene.
No, non è l’uomo della provvidenza, l’uomo “del fare”, che voleva tradurre in un’opera di risanamento e sviluppo della città la sua comprovata managerialità portuale. Alla prova dei fatti ha mostrato la corda e rimane vittima di quel mostro trasversale che lui stesso ha voluto creare nella logica che contrappone potere a potere, l’uomo forte della politica all’altro uomo forte della politica, gruppo a gruppo, senza differenze politiche e diverse visioni ideali o di programma.

E’ dimostrato che la gestione della vicenda dei rifiuti, come quella delle trattative con Enel vengono gestite all’interno di questa logica. Senza coinvolgere preventivamente tutti i membri del Consiglio comunale neanche quelli della maggioranza. La partecipazione è ridotta alla formalità. Il controllo democratico delle scelte e, perciò, della evoluzione economica del territorio è praticamente impossibile, e anche i membri della sua stessa maggioranza cominciano ad avere i mal di pancia per questa esclusione dalla scelte, dall’arrivo di professionalità esterne senza essere stati preventivamente informati, coinvolti.
Ci sono i rischi di una sempre più forte dilatazione di interessi impropri, gruppi, camarille, cupole.

E’ possibile e probabile una crisi che porterebbe per la terza volta la città in gestione commissariale.

Moscherini innanzitutto, ma anche la parte più sensibile e onesta della sua maggioranza, debbono invertire la rotta, aprirsi anche alla minoranza prima che con loro stesse, essere più trasparenti nelle scelte, dissolvere le ombre e i dubbi che gravano sull’attuale governo della città finché sarà possibile. Rompere le tele di ragno che già pericolosamente avvolgono la sua opera di governo, mostrare di essere libero da lacci e laccioli.

Ma anche la minoranza deve fare la sua parte.
Finora questo stato di inerzia si poteva giustificare con i postumi della sconfitta ma da oggi in poi non ci possono essere più scusanti altrimenti è collusione!
Abbiamo l’impressione che il disordine e l’anomalia politica della nostra opposizione siano evidenti e che se tanti dedicassero una parte del loro tempo al bene della comunità, invece che a tramare , distruggere, calunniare, tessere meschini “giochetti” politici o pensare a future e improbabili ”carriere politiche, Civitavecchia sarebbe sicuramente migliore.
Questa città ha bisogno di fare un vero salto di qualità, anche nel modo di fare opposizione politica.
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Tornando all’esecutivo in definitiva devono avere la capacità di attuare quegli indirizzi di cui si è fatto protagonista in campagna elettorale e che, nell’abile operazione mediatica che gli ha consentito di vincere, avrebbe voluto aprire la città in un percorso di unificazione delle coscienze, nel nome e nell’interesse del bene comune.
Oppure ciò che si è dichiarato in campagna elettorale ha rappresentato una ulteriore e volgare mistificazione; nel migliore dei casi una meschina ritorsione verso il suo antico amico e vecchio nemico, Pietro Tidei.

Ma questo a noi non interessa e nemmeno alla città

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