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&quot;Il Pd un&rsquo;occasione da non perdere&quot;<br />

La cosiddetta “passione per la politica” è stata accesa in me, fin da molto giovane, come una luce ad intermittenza comandata da un interruttore rotto che la rendeva in alcuni momenti straordinariamente intensa per poi farla precipitare nel buio più assoluto. Ogni volta che si animava in me il desiderio di sbattere i pugni sul tavolo e combattere contro assurdi pregiudizi (come quelli ad esempio verso gli omosessuali o gli extracomunitari), contro le solite bieche logiche spartitorie del potente di turno, contro chi barattava la dignità e la salute dei suoi concittadini per un pugno di euro, ogni volta mi accorgevo che per far ascoltare la mia voce c’era un muro enorme da scalare e una serie infinita di compromessi da dover accettare; ogni volta c’era sempre qualcuno che mi diceva: “aspetta, non è ancora il tuo turno, lascia fare a chi ha più esperienza di te, non ti bruciare”. Oggi a 36 anni, nel periodo senza dubbio professionalmente più intenso e più impegnativo della mia vita, ho deciso di non aspettare più. Ho deciso di decidere! Questo paese sta vivendo a mio avviso una delle peggiori crisi degli ultimi 50 anni! Non una crisi di bilancio o una crisi legata alla crescita del PIL (che ha avuto momenti ben peggiori) ma una crisi forse ancora più grave: una crisi di fiducia. Fiducia nei confronti di un sistema politico incapace di prendere con rapidità anche la più banale delle decisioni, fiducia in una classe politica che ormai si confronta quasi esclusivamente con i problemi della politica invece che con i problemi del paese e purtroppo, quando non c’è fiducia nell’allenatore, anche una squadra zeppa di talenti produce risultati scarsi. L’Italia è una squadra zeppa di talenti fermi in mezzo al campo ad aspettare che succeda qualcosa. Ma se non ci si comincia a muovere, non succederà nulla. Abbiamo avuto un governo che per cinque anni ha prodotto inaccettabili leggi “ad personam” ed una aberrante legge elettorale col solo intento di rendere impossibile la governabilità di chi sarebbe venuto dopo di loro (per stessa ammissione di chi l’ha scritta); si è creata una grande aspettativa riposta in chi avrebbe dovuto prendere il posto di Berlusconi e questa aspettativa, bisogna riconoscere con grande franchezza, non è stata soddisfatta. Come si fa ad entusiasmarsi per un governo che, pur formato da alcune personalità eccellenti, prima di portare al voto un provvedimento deve rivederlo 700 volte per cercare di placare le levate di scudi del coacervo di partiti che formano la maggioranza e poi, una volta in parlamento, tiene il paese col fiato sospeso perché un senatore di 90anni potrebbe avere un problema di artrosi e non arrivare in tempo nell’aula del senato!? Si dice che Grillo non fa proposte e criticando tutti i partiti politici non fa altro che fare lui stesso politica, ma è difficile non essere d’accordo con quello che dice. E allora cosa si fa? Come se ne esce? Come si fa ad emergere da questa crisi di fiducia mantenendo inalterate le regole della democrazia? Io ho una sola risposta: con la buona politica. E’ chiaro che parlare oggi di buona politica è difficile come vendere ghiaccioli agli eschimesi ma non ci sono alternative. In tutti i paesi che ho visitato in cui i partiti politici non esistono più o non sono mai esistiti, vige una sola forma di governo: la dittatura. E la nostra memoria non può essere così breve da non ricordare di cosa si tratti. Il Partito Democratico, in questo particolare momento storico, ha una grande responsabilità: ridare fiducia ai tanti che l’hanno persa, rimettere in discussione la logica della politica come mero esercizio del potere, inserire giovani motivati e professionalmente preparati e allontanare quei personaggi che per troppi anni, seduti come di fronte ad un grande specchio, hanno finito per vedere solo sè stessi. Qualche tempo fa ho avuto il piacere di conoscere Enrico Letta ed ho scoperto in lui una persona con idee chiare e principi solidi in grado di parlare alla gente in modo diretto e non contradditorio. In lui ho trovato una persona che è stato in grado di ridarmi fiducia. Domenica 14 ottobre propongo agli elettori un voto di scambio: dare fiducia a chi può ridarci fiducia.

Davide Tassi
Capolista assemblea costituente regionale “I DEMOCRATICI PER ENRICO LETTA”

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