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&quot;Perch&eacute; dire no al termovalorizzatore e alla combustione indiretta&quot;<br />

IL DIRETTIVO DI AMBIENTE E LAVORO

 

Un termovalorizzatore è di fatto un inceneritore di rifiuti in grado di sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi per generare calore, riscaldare acqua ed infine produrre energia elettrica.
Si distingue quindi dai vecchi inceneritori che si limitavano alla sola termodistruzione dei rifiuti senza produrre energia.

Erroneamente in passato si raccomandava l’impiego dei termovalorizzatori come alternativa alla servitù ed al problema delle discariche sempre più inquinanti e sempre più in via d’esaurimento.

Pur essendo molto meno inquinanti rispetto ai vecchi inceneritori, i termovalorizzatori non eliminano comunque l’emissione di diossine e delle nanoparticelle nei fumi di scarico dispersi nell’atmosfera circostante.
Basti pensare che non esiste una soglia minima di sicurezza per le diossine e possono essere nocive per l’uomo a qualsiasi livello d’assimilazione (US Enviroment Protection Agency 1994). Per questo motivo è comprensibile lo stato d’animo dei cittadini e le mobilitazioni sociali in questo senso.

Secondo la normativa nazionale e comunitaria vigente bisognerebbe quanto più possibile recuperare materiali ma allo stato attuale si premiano processi che impediscono tale evento. La termovalorizzazione per assolvere al suo compito in maniera ottimale dovrebbe non precedere bensì seguire un processo accurato di raccolta differenziata in modo da permettere che la materia destinata ai termovalorizzatori (le cosiddette ecoballe) abbia le caratteristiche tali da scongiurare quanto più possibile un eventuale rilascio di sostanze nocive nell’ambiente, ma questo purtroppo in alcuni casi, non avviene con la necessaria trasparenza ed accortezza.

E’ necessario inoltre sempre procedere ad un attento esame dell’impatto sull’ambiente specifico a cui il termovalorizzatore è destinato e sulla salute dei cittadini, come dovrebbe avvenire per qualsiasi scelta in ambito pubblico.

Per quanto concerne altre forme di combustione indiretta in atmosfera inerte quale ad esempio la famigerata pirolisi estremamente veloce o condotta in condizioni convenzionali, si precisa anche l’applicazione di questa tecnologia richiede un materiale selezionato e sufficientemente omogeneo, per cui tipicamente viene considerata come applicabile prevalentemente al CDR ( Combustibile Da Rifiuti), che necessita per la selezione e preparazione di un ulteriore impianto di cernita e trattamento dei rifiuti solidi urbani da costruire ed autorizzare presumibilmente, nella già sovraffollata area industriale.
Tale fase operativa andrebbe, per essere realmente attuata ed economicamente sostenibile, associata ad un successivo stadio di trattamento in condizioni parzialmente ossidative (gassificazione).

Comunque anche riuscendo a risolvere tale problema è noto che l’utilizzo di ossigeno, o anche di aria arricchita con ossigeno, comporta costi elevatissimi di smaltimento è può generare problematiche di gestione connesse con la sicurezza..

Per fornire un idea di quanto sopra esposto ci pregiamo di segnalare che l’ unica realtà di gassificatore con pirolisi esistente in Europa (che tra l’altro si vorrebbe replicare nella vicina Malagrotta) è stato costruito dalla Thermoselect in Germania a Karlsurhe ed è stato chiuso nel Novembre 2004 dopo aver accumulato una perdita di 500 milioni di dollari. I problemi operativi dell’impianto hanno indotto la stampa tedesca a soprannominarlo “Thermodefect”.
Tra i problemi avuti dall’impianto si includono una perdita di gas tossico, un esplosione, rotture del refrattario della camera di combustione e perdite di acque contaminate.
Il rilascio di sostanze tossiche ha comportato la chiusura temporanea del gassificatore di Karlsruhe per il superamento delle emissioni ammissibili di acido cloridrico, polveri sottili, ossidi di azoto e carbone organico totale..

Qualora non bastasse quanto sopra enunciato, l’impianto di pirolisi inoltre produce:

1) un residuo liquido ottenuto per condensazione della fase vapore assimilabile ad una emulsione oleosa, che di aggira sul 50%- 60% in peso del materiale in ingresso ed è costituito da acqua, catrame e composti organici.
Il gassificatore di Karlsurhe ha scaricato (previa depurazione) in un solo anno circa 120.000 metri cubi di acque nel fiume Reno dopo il trattamento.
Visto questo riteniamo doveroso segnalare che già adesso il comune di Civitavecchia ha difficoltà a trattare le acque provenienti dal proprio sistema fognario e in tal senso segnaliamo che abbastanza recentemente la Provincia di Roma ha revocato l’autorizzazione necessaria allo scarico ed al regolare esercizio del depuratore comunale.

2) un residuo solido contenente composti combustibili ed incombustibili costituito essenzialmente da carbonio, inerti e ceneri classificato come rifiuto pericoloso e smaltibile in discariche per rifiuti pericolosi. Quali e dove?

L’ubicazione degli impianti non è un problema di secondaria importanza specialmente nel territorio di Civitavecchia già da anni sottoposto a diverse servitù ambientali (e che nel frattempo non è riuscito a trovare un area per un hospice oncologico figuriamoci per una intera filiera di stoccaggio e trattamento dei rifiuti).
In questo scenario sono prioritarie la trasparenza e la concertazione delle scelte con i cittadini, solo in questo modo potrà avviarsi una concreta collaborazione tra gli stessi e le amministrazioni coinvolte.

LA PROPOSTA DI AMBIENTE E LAVORO

Tutti i beni di consumo acquistati dai cittadini e dalle imprese, trascorsa la loro vita media di utilizzo diventano rifiuti. Essi possono essere riutilizzati così come sono (Riciclati), utilizzati come fonti di materiali o energia (Recuperati) o collocati nell’ambiente previo eventuale trattamento per evitare danni (Smaltiti).

Lo Smaltimento comporta solo costi, mentre il Riciclaggio ed il Recupero determinano anche ricavi, pari al valore dei beni riciclati o recuperati.
Perché un rifiuto venga recuperato o riciclato non è necessario che i costi di queste operazioni siano inferiori ai ricavi, ma è sufficiente che il costo per il recupero o riciclo meno il valore dei materiali recuperati o riciclati sia inferiore al costo di smaltimento da sostenersi in caso di mancato recupero; infatti è obbligatorio smaltire correttamente tutto ciò che non viene recuperato o riciclato.

Nella valutazione dei costi non devono essere considerati solo i Costi sostenuti dall’Etruria Servizi, interni all’attività interessata, ma tutti i costi comprensivi di quelli esterni e i danni all’ambiente; il bilancio redatto tenendo conto di tutti i costi viene chiamato Bilancio Ambientale.

Non esiste un criterio generale per definire la percentuale ottimale di riciclaggio o recupero, perché dipende da molti fattori, tra i quali particolarmente importante è lo sviluppo tecnologico dei sistemi impiegati in queste attività.

La nostra idea di ciclo virtuoso dei rifiuti non passa attraverso speculazioni industriali e ambientali legate alla costruzione di nuovi poli di smaltimento (NO agli inceneritori, NO ai termovalorizzatori, NO ai gassificatori con pirolisi veloce e convenzionale, NO a nuove discariche per RSU), ma prevede a valle ed a completamento della raccolta differenziata, la realizzazione e l’impiego di un nuovo tipo di impianti, come ad esempio i dissociatori molecolari.

Il rapporto compiuto dai Ministeri dell’Ambiente e dell’Innovazione ha introdotto la dissociazione molecolare tra le tecnologie percorribili per lo smaltimento dei rifiuti, valutandola competitiva con l’incenerimento. Nelle line guida del Rapporto si suggerisce l’avvio di progetti guida basati sulla combinazione dei processi di pirolisi lenta, termolisi e gassificazione dei rifiuti urbani.

La tecnologia è già accessibile, un impianto di smaltimento tramite dissociazione molecolare è già stato realizzato a Husavik, nel nord dell’Islanda ed è stato oggetto di uno studio effettuate da alcune delegazioni regionali italiane (Toscana ed Emilia Romagna) che hanno deciso di proporre da subito l’installazione sul proprio territorio di impianti analoghi.

Quali sono i vantaggi della dissociazione molecolare associata alla preventiva raccolta differenziata?

L’inquinamento dello smaltimento dei rifiuti è limitato rispetto alle altre vie percorribili dell’incenerimento e della termovalorizzazione.
La tecnologia della dissociazione molecolare esclude il trattamento dei metalli.
Le basse temperature del reattore chimico consentono la rottura dei legami molecolari e l’ossidazione dei materiali di diversa natura e stato ( solidi, liquidi, gassosi e fanghi).
I metalli sono recuperati dopo il trattamento ed avviati alla filiera del riciclaggio. Inoltre, lavorando a basse temperature i rifiuti (circa 400 C°), si evita la formazione di diossine nei fumi.
L’emissione di polveri è nettamente inferiore rispetto ai tradizionali inceneritori che lavorano con temperature di circa 1300 C°. Gli altri inquinanti, come i composti dello zolfo, il monossido di carbonio e gli ossidi di azoto hanno infine valori dimezzati. L’energia prodotta dagli impianti può essere recuperata sotto forma di gas sintetico (syngas) con rendimenti pari o superiori a quello di un normale impianto di incenerimento ad alta temperatura.

Incentivando ed aumentando la raccolta differenziata, preferibilmente con il sistema “porta a porta” ed utilizzando a valle della stessa un impianto di dissociazione molecolare, si otterranno questi importanti risultati:

• Realizzazione possibile su bassa scala e quindi possibilità d’installazione all’interno del nostro comprensorio;
• Alta efficienza e basso impatto ambientale;
• Riduzione dei costi di trasporto e smaltimento applicati alla cittadinanza a fronte di un progressivo calo di rifiuti derivante dal reale avviamento della raccolta differenziata.
• Progressiva ed inevitabile eliminazione della discarica e delle isole ecologiche (quest’ultime necessarie ed attivabile solamente per il ritiro dei rifiuti ingombranti e degli urbani pericolosi).
• Trasformazione del rifiuto urbano da problema ambientale a risorsa energetica alternativa.
• Riduzione dei rischi ambientali e della diffusione di gravi malattie e patologie derivanti dall’esistenza sul territorio di impianti ad alto impatto ambientali quali discariche ed inceneritori .
• Razionalizzazione dei servizi di ritiro dei rifiuti con riduzione sostanziale degli orribili e maleodoranti dei cassonetti stradali e del transito cittadino di mezzi pesanti (camion compattatori con annessi e disagiati operatori al traino).
• Possibilità di migliorare le prestazioni e le condizioni lavorative dell ‘attuale personale dell’Etruria Servizi preposto alla raccolta, carico e trasporto dei rifiuti.

CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI

La scellerata e fallimentare gestione integrata dei rifiuti a Civitavecchia è sotto gli occhi di tutti ed è un freno allo sviluppo dell’intera città.

In un certo senso rappresenta il rovescio della medaglia della tanto sbandierata “politica del fare”: le risposte, che devono essere efficaci e sicure, non possono essere lasciate al caso o alla retorica politica manifestata sugli organi di informazione attraverso esternazioni sempre e comunque fini a se stesse e nella stragrande maggioranza prive di spunti tecnici propri o di valide alternative realmente percorribili.

A testimonianza di quanto sopra affermato Vi preghiamo di prendere atto delle ultime considerazioni in merito rilasciate in rigoroso ordine cronologico:

– dall’assessore all’ambiente Attig che non più di qualche mese fa a seguito delle nostre segnalazioni dichiarava testualmente “non siamo e non andremo in emergenza rifiuti” e che adesso probabilmente ci propinerà o una costosa forma di migrazione dei rifiuti in altri lidi e/o un altra vergognosa e devastante discarica (per la quale ci riserviamo comunque ed in ogni caso di verificare il reale possesso dei requisiti costruttivi, idrogeologici, e di rispetto delle distanze minime necessarie dai poli agro alimentari e logistici portuali presenti nelle vicinanze dello storico obbrobrio) o un gassificatore stile tedesco/Malagrotta.

– dal consigliere comunale Reginellla che ironicamente ribattezziamo Port InUtility, il quale oltre a non conoscere le temperature di formazione delle diossine, invita la popolazione ad una sollevazione di massa per chiedere/ricattare all’ENEL un pagamento della tassa dei rifiuti a fronte della riconversione a carbone, mascherandosi da novello Robin Hood dell’ecologia;

– dal consigliere neo ambientalista a “torso nudo” Vitali e dal segretario della Margherita Carluccio che dicono no a tutte le scelte ma al contempo non indicano nessuna valida soluzione alternativa sul materiale residuo alla raccolta differenziata o per la restante quota percentuale indifferenziata (pari al 50% del totale);

– dell’ex assessore all’ambiente Fiorentini in quanto autore e fomentatore di discariche (tra l’altro a tutt’oggi mai caratterizzate e restituite alla popolazione per qualsivoglia uso o destinazione) all’interno delle quali anche grazie al suo operato riceviamo ed importiamo sia i rifiuti dell’area portuale che quelli di risulta delle varie industrie del settore ecologico operanti (speriamo soltanto ) in tutto il comprensorio.
Proprio all’attuale consigliere ed ex assessore Fiorentini attribuiamo inoltre la scarsa considerazione che in passato ha avuto per la problematica legata alla gestione post operativa dell’intera area costituente tutti i lotti che hanno costituito e costituiscono ad oggi la discarica di Fosso del Prete, considerando che tali siti necessitano di un continuo monitoraggio (impermeabilizzazione superficiale, aspirazione biogas, drenaggio del percolato, campionamento delle acque sotterranee, etc.): e che ad oggi tali operazioni sono obbligatorie ai sensi del D.lgs. n. 36/2003, che prevede tra l’altro anche la realizzazione di un piano di ripristino ambientale per il recupero (tipicamente a verde) dell’area.
Tale piano d’attuazione per quanto ci risulta non è mai stato illustrato e quindi tramite il suddetto consigliere comunale Fiorentini o anche attraverso l’attuale assessore all’ambiente Attig, vorremmo fosse reso noto alla cittadinanza con quali modalità, tempi e attribuzioni di spesa (derivanti per legge dallo scorporo della TARSU già pagate nei scorsi anni dalla cittadinanza di Civitavecchia, Tolfa ed Allumiere) siano state calcolate ed attribuite tra le voci di bilancio di Etruria Servizi in qualità di gestore del sito e/o da addebitare alla MAD Srl in qualità di proprietaria delle aree in questione qualora non diversamente stabilite in regime di concessione.

In conclusione vogliamo trarre i seguenti spunti di riflessione
• Quanti sono frequenti i casi in cui il presunto impatto ambientale di un’opera rappresenta una strada (percorsa da tanti) per bloccare la realizzazione della stessa?
• Quante volte si trascurano impatti significativi di fonti non note di inquinamento, concentrando l’attenzione su specifici impianti ( luoghi comuni: il depuratore inquina?)
• Siamo maturi per affrontare i costi della salvaguardia ambientale?

Ai posteri l’ardua sentenza. 

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