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"Un centrosinistra conservatore e velenoso"

Queste secondo l’ex assessore Annalisa Tomassini alcune delle cause della sconfitta. «La sinistra radicale ha impedito l’apertura alla società civile». Dure critiche anche alla Quercia: «Un partito ripiegato su sé stesso, in cui il segretario ha un ruolo irrilevante. Ora si trovi il coraggio di ripartire da zero» 

Queste secondo l’ex assessore Annalisa Tomassini alcune delle cause della sconfitta. «La sinistra radicale ha impedito l’apertura alla società civile». Dure critiche anche alla Quercia: «Un partito ripiegato su sé stesso, in cui il segretario ha un ruolo irrilevante. Ora si trovi il coraggio di ripartire da zero» 

di MARCO SETACCIOLI

È una critica a tutto campo quella fatta dall’ex segretaria dei Ds ed ex assessore all’Urbanistica Annalisa Tomassini, indirizzata in special modo alla sinistra e alla stessa Quercia, dopo la sconfitta elettorale. Un risultato secondo Tomassini ampiamente prevedibile, frutto di una crisi che le stesse forze che hanno deciso di sostenere Porro, si sono guardate bene dall’affrontare a viso aperto.
L’ex segretaria parla in particolare delle divisioni, che hanno raggiunto l’apice «durante l’odissea che portò alla scelta di Gino Saladini come candidato Sindaco» che segnò anche «l’apertura dei partiti alla società civile e gli elettori – afferma – ci premiarono. Il rifiuto della sinistra già allora alle elezioni primarie fu un significativo campanello d’allarme circa la chiusura di quelle forze politiche ai cittadini. Questo rifiuto si è ripetuto anche nella ripresa del tavolo dell’Unione dopo la brutta prova di cannibalismo politico maturata il 18 gennaio».
Altro errore commesso dalla sinistra radicale è poi secondo Tomassini, quello di aver negato «a liste civiche ed associazioni di dare il loro contributo, ad eccezione di Ambiente e Lavoro, ammessa – dice – per meriti non ben identificati se non quelli di aver assediato con questioni speciose la giunta Saladini».
Ancora più articolata secondo Tomassini la situazione della Quercia, dove, spiega, «si è permessa una rimozione totale dell’esperienza dell’amministrazione di centrosinistra e si è rifiutata ogni analisi della divisione, con la scusa che sarebbe stata dannosa per la ricomposizione unitaria che si è così rivelata di pura facciata. Su queste importanti questioni di metodo e di impostazione politica dovevamo forse lottare di più, dissentire in modo più incisivo, invece ci siamo ritirati in buon ordine, con la speranza che tutto poi potesse in qualche modo finire bene ma così non è stato. I dirigenti, me compresa, che chiedevano un confronto più aperto e sincero tra le mozioni, sono stati emarginati e la gestione del partito si è chiusa all’interno del triumvirato dei coordinatori di mozione con la compartecipazione spesso irrilevante del segretario». Di dimenticanze parla invece Tomassini nel citare le affermazioni di Porro, che a suo parere, nel parlare di ritardi «nell’investitura a candidato sindaco, dimentica il rifiuto ostinato delle primarie, già da noi proposte alla fine di gennaio e dimentica poi, certamente in buona fede, quando parla di “veleni”, che persino per l’impostazione del suo programma si è formata una sorta di club esclusivo dal quale ovviamente sono stati esclusi molti ex amministratori, con il risultato che molte importanti questioni sono state in quel programma trattate in modo superficiale se non addirittura eluse. Ma ciò che a mio parere è risultato determinante per la vittoria del centrodestra, è stato l’atteggiamento conservatore del centrosinistra, serioso nel comunicare il proprio progetto di governo, velenoso nella demonizzazione dell’avversario». Serve dunque secondo Tomassini volontà di innovare e una sana autocritica «ma ho forti dubbi – conclude – che qualcuno, che certamente ha più responsabilità di me, faccia tesoro dei propri errori e riparta da zero, navigando in mare aperto».

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