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Rischio pesce al ‘‘mercurio’’ a causa della centrale a carbone

Il Coordinamento dei Medici lancia l’allarme basandosi sui risultati di uno studio americano

Il Coordinamento dei Medici lancia l’allarme basandosi sui risultati di uno studio americano

CIVITAVECCHIA – Riaprire la conferenza dei servizi, così da includere nella valutazione d’impatto ambientale i danni economici al settore della pesca che potrebbero derivare dalla conversione a carbone. È il Coordinamento dei medici dell’Alto Lazio a lanciare l’allarme, basandosi sui risultati di uno studio presentato il 7 novembre scorso al Congresso Annuale dell’American Public Health Association, svoltosi a Washington. Nella ricerca si mette in guardia contro il consumo di pesce proveniente da acque vicine a centrali a carbone. Gli studiosi hanno dimostrato infatti che nel tessuto dei pesci delle zone vicine alle centrali è presente un alto contenuto di mercurio e selenio, due ben noti inquinanti emessi dalla combustione del carbone. I ricercatori hanno poi messo in evidenza come l’ingestione di pesce contaminato da mercurio avrebbe aumentato di molto il rischio di danni neurologici nei bambini quali ritardo mentale, difficoltà di apprendimento, ritardo dello sviluppo neurologico, deficit del linguaggio, della funzione motoria, dell’attenzione e della memoria. L’ingestione di pesce “al mercurio” potrebbe inoltre causare, oltre a danni neurologici, malattie cardiocircolatorie e malformazioni congenite. «Ci rivolgiamo all’industria ittica – ha affermato il Coordinamento dei medici – affinché intervenga presso il Ministero delle Attività produttive per chiedere la riapertura della conferenza dei servizi e valutare anche i danni che colpiranno il settore della pesca nelle zone vicine alla centrale di Tvn».

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