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Schema Tremonti per il Pincio

L’assessore al Bilancio Pasqualino Monti spiega il suo piano di riforma dei servizi pubblici: «Nessuna svendita, valorizzeremo il patrimonio»

L’assessore al Bilancio Pasqualino Monti spiega il suo piano di riforma dei servizi pubblici: «Nessuna svendita, valorizzeremo il patrimonio»

di MASSIMILIANO GRASSO

Chiusa in pochi mesi la parentesi ‘‘restauratrice’’ di Giuseppe Cascianelli, l’assessorato alle Finanze è tornato in mano ad un tecnico della new generation. Pasqualino Monti, direttore amministrativo dell’Autorità Portuale (per questo già nell’occhio del ciclone, con l’opposizione che lo vorrebbe defenestrato da Molo Vespucci) in due anni, poco più che trentenne, ha bruciato tutte le tappe sull’onda del successo moscheriniano: dirigente del bilancio dell’Authority, poi promosso grazie alla nomina di Luciano Mocci alla Segreteria Generale, divenuto un punto di riferimento per i colleghi del Ministero delle Infrastrutture e delle altre Autorità Portuali, a giugno non ha potuto rifiutare l’offerta del Sindaco, che lo ha chiamato ad indossare la casacca dell’assessore tecnico. Un assessorato strategico che ingloba bilancio e personale, controllo sulle partecipate e, quindi, sui servizi pubblici locali. La struttura del nuovo piano è stata ideata da Monti in meno di due mesi, con la consulenza della Lothar, società emiliana specializzata nei servizi pubblici locali, e approvata, nelle sue linee guida, con un voto in consiglio comunale blindato da Moscherini, che ha chiesto ed ottenuto dai suoi consiglieri di cancellare ogni intervento per passare subito all’alzata di mani.
«In realtà – spiega Monti – era importante questo primo passaggio per avviare il percorso che abbiamo solo tracciato: sono stati fissati dei principi, tutto il resto, voglio ribadire per l’ennesima volta, sarà discusso anche con la minoranza e ovviamente tutto, dagli statuti ai piani industriali delle società, fino ai contratti di servizio sarà portato all’attenzione del consiglio comunale, mentre con i sindacati avvieremo quanto prima il confronto per gli aspetti occupazionali. Ma i dipendenti possono stare tranquilli: posto e trattamento economico sono garantiti, anzi ogni passaggio potrà essere, eventualmente, solo migliorativo».
L’accusa più ricorrente di questi giorni è quella di voler far cassa preparando la cartolarizzazione, se non la svendita, del patrimonio comunale.
«Tutt’altro. Che motivo avremmo di creare una società del patrimonio, se volessimo cartolarizzare? Siamo partiti da un’altra considerazione: abbiamo trovato le varie società ed enti esistenti in difficoltà finanziarie, per diversi motivi. La ricapitalizzazione, come già accaduto per Etruria Servizi, sarebbe stata la strada più breve, ma anche più onerosa per il Comune, per ripianare le perdite. Invece riteniamo che il patrimonio del Comune, e quindi della città, non debba essere inteso solo come una garanzia o una riserva da cui attingere per mettere pezze dove servono. Noi intendiamo valorizzare, non svendere il patrimonio, creando una società che sarà la cassaforte del Pincio. E’ il modello già adottato con successo in altre importanti realtà, dove peraltro governa il centrosinistra, come Torino».
I due perni del sistema, dunque, saranno la Civitavecchia Infrastrutture e la Civitavecchia Servizi…
«I nomi non li abbiamo ancora definiti, ma sarà così. La srl alla quale saranno conferiti il patrimonio del Comune e le reti farà ricavi grazie ai fitti attivi e soprattutto ai canoni di concessione delle reti di distribuzione di gas e acqua. Già solo questo passo consentirà al comune di tagliare notevolmente i costi derivanti da 800.000 euro l’anno di fitti passivi. L’altra società, invece, sarà la holding dei servizi, che da un lato diventerà l’unica controparte per il comune nella definizione dei contratti di servizio e dall’altro gestirà le partecipazioni nelle sottostanti ‘‘SOT’’ (Società Operative Territoriali), che rimarranno interamente o per la maggior parte al Comune: al momento ne possiamo pensare 5, una per ogni servizio specifico: gas, servizio idrico integrato, trasporto pubblico locale, servizi socio-sanitari ed igiene urbana. In questo modo, la holding servirà anche a compensare gli utili derivanti dalle partecipazioni nelle aziende in grado di creare maggiore valore aggiunto con le perdite dei servizi a più alta rilevanza sociale».
Questo è un passaggio che va nella direzione opposta seguita da Renda e dal suo consulente Giovanni Rubini: allora si voleva creare una super-Etruria per conferire alla società una massa critica adeguata, oggi si tende a parcellizzare…
«Crediamo che sia meglio per un controllo di gestione più efficiente. Così si individuano immediatamente le origini delle perdite, mentre ora, ad esempio, dal bilancio di Etruria Servizi o della stessa Etm non è facile chiarire quale servizio sia in perdita, e a quanto ammonti il disavanzo, e quale commessa invece finanzi le altre. Per quanto concerne invece le garanzie, ci penserà la società del patrimonio a cui, come detto, i consorzi, Etruria Servizi ed Etm dovranno conferire le loro proprietà, scorporandole dal capitale: un’operazione, questa, a costo zero grazie al favor fiscale previsto per i Comuni. C’è da sottolineare, poi, come le nuove società saranno veramente inhouse. Le attuali, infatti, pur essendo al 100% del Comune, non prevedono il controllo analogo. In altre parole, il Pincio si accorge di eventuali anomalie gestionali solo a valle, mentre con il nuovo piano sarà possibile per il socio intervenire in tutte le operazioni di straordinaria amministrazione e, in alcuni casi, anche in quelle ordinarie».
Insomma, nessuna svendita, ma un alleggerimento di costi per il bilancio del Comune. Verrebbe da dire: dove è la fregatura?
«Si tratta solo di applicare modelli che funzionano. Ripeto, non sono previste neppure particolari alienazioni. Semmai, anzi, cercheremo di non ripetere operazioni una tantum come quella con cui è stato equilibrato il bilancio del comune per il 2007, con la trasformazione in proprietà del diritto di superficie di molte cooperative, che ha fruttato alle casse comunali circa un milione e mezzo di euro. La situazione finanziaria del Comune è critica: non siamo a rischio di dissesto, ma sicuramente è necessario intervenire strutturalmente. Ed il piano che abbiamo elaborato va proprio in questa direzione: riduzione dei costi e razionalizzazione della gestione».
Ma non c’è il rischio di moltiplicare i carrozzoni?
«Non direi. I cda delle due società principali saranno contenuti nel numero dei membri e nelle indennità, agganciate a quella del Sindaco. Per le altre società vedrei bene degli amministratori unici, ma comunque non saranno posti per appetiti politici: la clausola di incompatibilità con i consiglieri va letta in questo senso. Il Consiglio Comunale, e chi lo rappresenta, deve svolgere il suo ruolo di indirizzo e controllo. Per questo abbiamo pensato ad un Comitato di Vigilanza, in seno al Consiglio, che controlli le società e poi si rapporti con il Sindaco. Anche questa è una garanzia, per tutti».
Quali sono ora le tappe in agenda?
«Siamo partiti esercitando il diritto di recesso dal Consorzio Nuovo Mignone, di cui detenevamo l’83%. Ora attendiamo la decisione del comune di Santa Marinella per passare alla liquidazione e poi riassorbire le nostre strutture nella società del patrimonio, dando vita anche alla holding ed alla società del servizio drico integrato. Nel frattempo, stiamo ragionando su come gestire la fase transitoria anche per Etruria Servizi ed Etm: alcune commesse, infatti, passeranno ad altre società. Penso ad esempio ai servizi cimiteriali, che potrebbero essere gestiti dalla società socio-sanitaria, che ingloberà le farmacie comunali. Entro la fine dell’anno contiamo di costituire le due aziende principali, dopo la prima fase di confronto con tutte le forze sociali e politiche. E sono convinto che nel 2008 tutto il puzzle sarà completo e la macchina potrà cominciare a funzionare così come la abbiamo pensata».

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