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Sequestri a Tarquinia, da marted&igrave; gli interrogatori <br />

Operazione «Longa manus». Si preparano alla difesa i titolari delle aziende agricole coinvolte nel traffico di rifiuti speciali Agostino Viscarelli e Mario Riccardi saranno sentiti subito dopo il riesame degli arresti Controllate dal Noe anche le mappe catastali dei terreni cittadini

Operazione «Longa manus». Si preparano alla difesa i titolari delle aziende agricole coinvolte nel traffico di rifiuti speciali Agostino Viscarelli e Mario Riccardi saranno sentiti subito dopo il riesame degli arresti Controllate dal Noe anche le mappe catastali dei terreni cittadini

TARQUINIA – Saranno sentiti all’inizio della settimana, con ogni probabilità già a partire da martedì – quando ci sarà il riesame degli arresti -, anche i due imprenditori agricoli di Tarquinia indagati nell’ambito dell’operazione dei carabinieri del Noe che hanno sottoposto a sequestro le aziende agricole di Mario Riccardi e Agostino Viscarelli, in seguito alla vasta indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo, con i sostituti procuratori Pacifici e D’Arma. L’operazione ha portato a dieci arresti, tra cui il sindaco di Montefiascone, Fumagalli, l’assessore all’ambiente Valdo Napoli e il segretario comunaleLuciano Carelli; 28 denunce nella provincia di Viterbo, e a ben otto sequestri di aziende agricole del viterbese tra le quali appunto le due tarquiniesi.
«Due imprenditori di grande capacità e rispetto». Sono queste le voci che si rincorrono a Tarquinia, sconcertata dalla notizia, all’indomani dei risultati resi noti dall’operazione denominata “Longa Manus”, che ha portato alla perquisizione di trenta siti e alla scoperta e smantellamento di un vasto traffico illecito di rifiuti speciali, (circa 250 tonnellate). Secondo gli inquirenti si tratta di rifiuti pericolosi e non, provenienti da siti di bonifica e da impianti della Sardegna e destinati allo spandimento su terreni agricoli e allo smaltimento in discariche non autorizzate, situate in Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. I rifiuti, secondo l’ipotesi accusatoria, venivano declassificati in maniera fittizia presso gli impianti del viterbese, la Tuscia Ambiente di Tuscania e la Sieco-Econet di Viterbo creando un giro d’affari pari a circa 10 milioni di euro. Nei rifiuti sarebbero stati trovati fanghi di depurazione contenenti alte concentrazioni di piombo, nichel, zinco e mercurio e sostanze tossico-nocive, dannose per l’ambiente e la salute dell’uomo. Individuate anche due terre di bonifica inquinate da Pcb. I terreni di Tarquinia, quello di Viscarelli è situato nella zona dell’Argento e quello di Riccardi tra la ferrovia e la zona di Marina Velca. I due imprenditori locali si sono già rivolti ai rispettivi avvocati e si dichiarano innocenti. La moglie di Viscarelli ha scandito ha chiare note l’assoluta estraneità ai fatti contestati: «Siamo gente che lavora tutto il giorno a certe cose non pensiamo». Saraà la magistratura inquirente a chiarire i fatti. Non ha dubbi però il colonnello Roberto Masi del comando Noe di Roma, che ha coordinato le operazioni di sequestro e perquisizione, secondo il quale i due agricoltori sarebbero consapevoli: «Pagavano il concime a prezzi stracciati, con cifre irrisorie e non plausibili – ha spiegato il colonnello – e poi abbiamo le registrazioni telefoniche nelle quali i titolari parlano di pomodori e cocomeri bruciati». Insieme ai due tarquiniesi sono rimasti coinvolti nella vicenda anche Redelmo Mattioli di Tuscania di e Francesco Pace di Viterbo: tutti e quattro sarebbero i siti di destinazione finale del traffico illecito e su di essi sarebbe stato sparso lo pseudo compost proveniente dalla “Tuscia Ambiente” . Intanto nella notte di ieri si è costituito il latitante Giuseppe Maria Bologna raggiunto dalla misura cautelare. Ad oggi risultano indagate 28 persone, 10 sono state arrestate, 2 in carcere e 8 ai domiciliari; e operati 8 sequestri, tra società che operano nel settore dello smaltimento dei rifiuti ed aziende agricole, comprese anche le due aziende di Tarquinia. Nella cittadina etrusca le attività di controllo sono durate per tutto il giorno di venerdì: gli uomini dell’Arma hanno anche acquisito le mappe catastali dei terreni per individuare gli esatti confini del sequestro. Tutta l’organizzazione criminale avrebbe operato, in sostanza, una sistematica manipolazione dei rifiuti, che, accompagnati da certificazioni analitiche false, fornite da compiacenti laboratori di analisi, venivano poi avviati per l’illecito smaltimento presso discariche non autorizzate e i terreni agricoli sequestrati. Le basi strategiche del traffico, secondo gli inquirenti, sarebbero proprio gli impianti delle società del gruppo ‘’Sieco-Econet’’ di Viterbo e ‘Tuscia Ambiente srl’ di Tuscania (Vt). I due siti viterbesi sarebbero la destinazione dei rifiuti pericolosi, conferiti al solo fine di cambiare cartolarmente la loro natura.

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