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Serpente: "Il monocolore Ds non giova alla città"

«Basta con la monocrazia della Quercia. In città si è creato un sistema di potere che non consente più alcuna dialettica, neppure a chi crede di far parte della maggioranza di governo. Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, quando il Paese era governato dai monocolori Dc». A parlare, con toni apocalittici, della situazione politica cittadina è Sergio Serpente, imprenditore portuale con la passione della politica. Consigliere comunale nella passata legislatura, tra i primi a valutare (inizialmente con entusiasmo) la candidatura di Gino Saladini, poi invece sostenitore, con Ambiente e Lavoro, la lista di cui è il principale artefice, di Marco Piendibene. Una scelta che non rimpiange. «Assolutamente. Anzi. Oggi, se avessi appoggiato Saladini come mi venne proposto inizialmente, sarei ancora consigliere comunale, con un assessore di AL in Giunta. E’ la dimostrazione che non ne faccio affatto una questione di potere e di incarichi. Invece è con molto rammarico per la città, che bisogna constatare come la nostra scelta di libertà fu azzeccata. Ambiente e Lavoro, infatti, non contestava il candidato Saladini, ma il metodo con cui venne imposta la candidatura. Il primo segnale si ebbe con la nomina del direttore generale della Asl, poi avemmo chiara la sensazione di ‘‘un solo partito al comando’’ che voleva imporre una persona che poi rispondesse solo ai Ds. Allora, insieme ad altri amici, ci tirammo fuori. E cominciarono a chiamarci la ‘‘sinistra radicale’’, additandoci nel modo classico di questa città che non riconosce i meriti di chi, civitavecchiese, esprime anche schiettamente, semplicemente, i propri valori in termini non solo di capacità personali, ma anche di dignità, serietà e coerenza».
A proposito di coerenza, lei disegna un sistema di potere con l’egemonia dei Ds, ma a giudicare dalle difficoltà con cui l’amministrazione Saladini è riuscita, in sei mesi, a definire le nomine di sua competenza, con una serie di veti incrociati, non si direbbe che esista questo potere incontrastato.
«E’ una apparenza. E’ vero che ogni giorno c’è chi alza la voce, ma contano le scelte finali: Asl, Presidenza del Consiglio Comunale, Etruria Servizi, Etm, la nuova struttura dirigenziale del Comune… Tutte scelte riconducibili ai Ds, che oltretutto, in termini elettorali, non hanno più il peso di una volta. E c’è ancora la corsa all’Autorità Portuale. La Quercia vorrebbe anche quella presidenza. Ma, da imprenditore e da politico, ritengo che oggi, per Molo Vespucci, si debba scegliere chi veramente ha capacità, o le ha dimostrate, nel settore specifico. Il porto non può essere un cimitero degli elefanti, per chi è stato bocciato in altre competizioni elettorali. Se anche l’Authority dovesse essere consegnata ai Ds, a Civitavecchia verrebbe meno ogni dialettica. Immagino uno scenario in cui per lavorare si dovrebbe avere in tasca la tessera della Quercia, in cui ogni voce dissenziente conterebbe meno di nulla. I consiglieri comunali devono avere uno scatto di orgoglio, per il bene della città: non si può solo alzare la voce per gridare il proprio disaccordo, e nel frattempo si va avanti senza cambiare nulla con decisioni di potere, senza risolvere i problemi della città». Un riferimento chiaro alla maggioranza ed alle sue liti, ma quella che lei descrive è una dittatura, non è esagerato?
«E’ di più: è un penetrante sistema di potere, che vuole decidere su tutto. Il mio è un appello a tutti i partiti politici. Può essere questo un esempio, anche per i giovani che volessero accostarsi alla politica? Civitavecchia è monocratica, non democratica. Chi siede in consiglio dovrebbe farlo per spirito di servizio, non per altre logiche o al servizio di qualcuno diverso dai cittadini elettori. Invece, mi chiedo quali siano le ragioni di stare insieme di questa coalizione, in cui ogni giorno si litiga sulla ripartizione del potere e si decide poco per la città. Concludo con un pensiero agli amici della Margherita, che è anche un consiglio, nel momento in cui valuteranno la costituzione del Partito Democratico: attenzione, perché se il buongiorno si vede dal mattino, rischiano veramente, a tutti i livelli, di fare una scelta di cui potrebbero poi pentirsi».

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