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Spesa a prezzi bloccati? Da sogno a realtà

Il consiglio regionale discute sulla creazione di un paniere di prodotti da scontare per i comuni laziali Apicella: «La proposta avrà un buon effetto d’immagine per le Amministrazioni che l’adotteranno»

Il consiglio regionale discute sulla creazione di un paniere di prodotti da scontare per i comuni laziali Apicella: «La proposta avrà un buon effetto d’immagine per le Amministrazioni che l’adotteranno»

di SIMONE CARLETTI

Andare a fare la spesa e non superare i trenta euro comprando tutto il necessario per organizzare un pranzo e una cena o recarsi al bar la mattina e spendere un solo euro per consumare cappuccino e cornetto. Non si tratta di un sogno ma di una realtà che a breve potrebbe diventare concreta anche a Civitavecchia. L’ispirazione viene dalla ‘‘Roma spende bene’’, l’iniziativa in atto nella Capitale con cui è possibile acquistare vari prodotti a prezzi bloccati. Il consiglio regionale ha infatti cominciato ad esaminare una proposta di legge, presentata dal consigliere Lucherini, che mira a creare una sorta di calmiere nel Lazio, un paniere di prodotti scontati con vantaggi anche per i commercianti nei vari Comuni della Regione. È un tentativo questo per arginare il temibile problema del caro-prezzi.
«Ci aspettavamo – commenta il presidente della Confcommercio di Civitavecchia, Vincenzo Apicella – che la Regione discutesse di questi temi, visto che se ne era già parlato nei giorni scorsi. La proposta di bloccare i prezzi di alcuni prodotti anche nei Comuni del Lazio, oltre che nella Capitale, è un’iniziativa che non possiamo che guardare con favore. E poi, più che un fatto concreto – prosegue Apicella – la creazione di un paniere di alimenti scontati ha un grosso effetto d’immagine sui consumatori per qualsiasi Amministrazione che adotti questa soluzione».
Ma non solo di questo si è parlato in consiglio regionale. Altro obiettivo all’ordine del giorno è infatti quello di abbassare i prezzi per avvicinare i produttori ai consumatori attraverso un monitoraggio più serrato sulle filiere, per controllare i passaggi e le trasformazioni dei prezzi del prodotto fino al suo arrivo al punto vendita finale. Attualmente infatti i prezzi possono aumentare fino al 1000 per cento. Un chilo di farina viene infatti pagato 0,22 centesimi, ma quando un consumatore acquista un chilo di pane arriva a pagare anche 2 euro e 70 centesimi. Lo stesso avviene con il latte: il prezzo nelle stalle per un litro ammonta a 0,38 centesimi, ma dopo la trasformazione il latte costa 1 euro e 40. Altro esempio di aumenti spropositati riguarda ad esempio le braciole di maiale: nelle stalle una braciola viene pagata 1 euro, ma al suo arrivo sul bancone della macelleria può costare anche 8 euro. «Questo è un aspetto che ci preoccupa molto – spiega il presidente della Confcommercio civitavecchiese Apicella – non sempre gli aumenti sono giustificati, anzi il più delle volte non c’è equilibrio nell’evoluzione dei prezzi. Non si può sempre lasciare al mercato la stabilizzazione dei costi. Se l’aumento da naturale diventa innaturale, infatti, non va più bene».
Per avere sempre più controllo sulla spesa infine in Regione si è discusso anche della proposta dell’assessore all’Agricoltura Daniela Valentini che mira alla realizzazione di gruppi di offerta e di acquisto, attraverso portali web specifici, per la commercializzazione diretta.

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