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Terme Taurine, prosciolti Fanuele e Benni

Per il fallimento della società, risalente al 2001, il giudice del Tribunale di Roma ha deciso per il non luogo a procedere anche nei confronti di Lino Ruzzenenti e Giuseppe Mantozzi

Per il fallimento della società, risalente al 2001, il giudice del Tribunale di Roma ha deciso per il non luogo a procedere anche nei confronti di Lino Ruzzenenti e Giuseppe Mantozzi

TERME

di GIANTELEMACO PERTICARA’

Si è conclusa con una sentenza di non luogo a procedere nei confronti degli avvocati Luigi Benni e Francesco Fanuele la vicenda giudiziaria relativa al fallimento delle “Terme Taurine Spa” risalente a marzo 2001. Con loro sono stati prosciolti dalle accuse anche Lino Ruzzenenti e Giuseppe Mantozzi. Ventotto gli imputati, tutte persone che hanno transitato nella stessa società dal 1996 al 2001 per le quali il pubblico ministero ha presentato al giudice la richiesta di rinvio a giudizio per reati diversi, tutti inerenti alla posizione avuta da ciascuno all’interno della vicenda. Come si ricorderà nel dicembre 2001 la società che faceva riferimento ad Aldo Mastrofini, deceduto lo scorso anno, la stessa che in seguito al fallimento della Terme Taurine srl, decise di rilevare la proprietà dell’immobile del Casale dei Bagni per la realizzazione di un complesso termale, dichiarò anch’essa fallimento. La procura a vendere sarebbe stata successivamente affidata alla Cassa di Risparmio di Civitavecchia che però, secondo i magistrati, avrebbe trattenuto a titolo di credito l’importo, divenendo quindi un creditore privilegiato. A seguito del fatto intervenne l’autorità giudiziaria che provvide immediatamente ad apporre i sigilli in tutta l’area, finchè la questione non venisse risolta. Per sei anni la vicenda giudiziaria ha continuato il suo iter fino ad approdare all’udienza preliminare. Per quanto riguarda i due legali civitavecchiesi, difesi rispettivamente dagli avvocati Maruccio e Bonifazi per Benni e Messina per Fanuele, l’accusa era di non aver compiuto quanto possibile per impedire il fallimento della società. Il tutto sarebbe accaduto, secondo la tesi della Procura, dagli inizi del 1997 al marzo del 1998, periodo in cui i due ricoprirono la carica di consiglieri di amministrazione nella società. Un lasso di tempo che evidentemente il Giudice ha riconosciuto come troppo breve per integrare la fattispecie di reato addebitata ai due civitavecchiesi. Restano, invece, da definire le posizioni di altri imputati per i quali il Gup si pronunciato per il rinvio a giudizio. Questi ultimi dovranno affrontare il processo.
B.L.R.

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