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Tidei ritorna dal Camerun: "Ora diamoci tutti da fare”.

SANTA MARINELLA – La missione del sindaco Pietro Tidei ad Evodulà-Camerun è durata sette giorni. “Sono stati duri ed intensi, un’esperienza umana profonda, a contatto con un mondo che non immaginiamo nemmeno. Lì si muore di tutto di Aids, di malaria, di setticemia”. “Manca l’acqua – prosegue – eppure basterebbe scavare pozzi di cinque metri. Mancano le medicine che però spariscono alla frontiera in mano di doganieri senza scrupoli e ricompaiono al mercato nero”. “Poi c’è lo sguardo dei bambini velato per sempre dalla sete – continua il racconto – quello delle suorine che si danno un gran da fare. Mi hanno chiesto se avevo paura della malaria. In realtà l’avevo. Un solo secchio d’acqua doveva bastarmi per una giornata intera”. Ora che è tornato, il sindaco Tidei si sente che l’Africa gli è rimasta attaccata. Un contagio che tenta di diffondere, invitando gli amici architetti ed ingegneri ad andare in Camerun per chiudere la costruzione del piccolo ospedale. Alla prima giunta ha presentato il suo piano di lavoro. Primo: un comitato di solidarietà internazionale a cui far partecipare tutti gli istituti religiosi di S. Marinella che danno vita alle missioni nel mondo. Secondo: coinvolgimento del mondo della cultura e dell’associazionismo. Terzo: dare il via ad una sottoscrizione tra imprenditori, ad una tra la gente e ad una sottoscrizione tra i dipendenti comunali. Quarto: destinare un capitolo del prossimo bilancio alle missioni in Africa. “Risparmieremo nelle spese generali e nelle feste, nelle manifestazioni culturali e nei contributi alle tante associazioni e sponsorizzazioni – conferma – e impegneremo S. Marinella sul fronte del mondo”. Intanto c’è il caso-Giordan, un bambino sordomuto che nei prossimi giorni sarà visitato da uno dei pochi specialisti nella capitale Camerunese. Se il medico dirà che è operabile Tidei ha intenzione di farlo venire in Italia. “Io tornerò giù – conclude – l’ho promesso e lo farò”.

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