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TVN, i no coke denunciano il ministro Bersani

Tarquinia. Parte domani la raccolta di firme in tutte le piazze dell’alto Lazio per il sostegno legale contro la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia Il titolare del dicastero alle Attività produttive accusato di reato contro l’ambiente per non aver riaperto la conferenza dei servizi, unico strumento per la riapertura della VIA che tenga conto dell’impatto complessivo degli inquinati su tutto il territorio. I movimenti parlano di «legittima difesa» e di tasso di mortalità nella zona del 30% superiore a quello regionale

Tarquinia. Parte domani la raccolta di firme in tutte le piazze dell’alto Lazio per il sostegno legale contro la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia Il titolare del dicastero alle Attività produttive accusato di reato contro l’ambiente per non aver riaperto la conferenza dei servizi, unico strumento per la riapertura della VIA che tenga conto dell’impatto complessivo degli inquinati su tutto il territorio. I movimenti parlano di «legittima difesa» e di tasso di mortalità nella zona del 30% superiore a quello regionale

NOTARQUINIA – Dalle minacce ai fatti. I cittadini che si battono da tempo contro la riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga nord di Civitavecchia, dopo lo sciopero della fame, hanno deciso di mettere nelle mani della giustizia la loro richiesta di riapertura della conferenza dei servizi. Il movimento ‘‘no coke’’, dopo il lungo percorso che ha visto tutto il territorio interessato dalla riconversione di TVN dichiararsi contro l’uso del carbone, torna alla riscossa e denuncia penalmente il ministro Bersani, «colpevole di non aver dato seguito alle richieste delle istituzioni territoriali e dei ministeri della Salute e dell’Ambiente di riaprire la conferenza dei servizi relativa all’autorizzazione concessa per la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia». Da oggi il movimento ha dunque deciso di tornare di nuovo in piazza per chiedere ai cittadini le firme di sostegno alla denuncia presentata. I motivi della contrarietà all’uso del carbone sono ormai condivisi da tutti: «L’unico che non vuole riconoscere neanche le evidenze scientifiche sulla correlazione tra combustione del carbone e cambiamenti climatici – spiegano i no coke – è solo il ministro delle Attività produttive Pierluigi Bersani». Nel mese di aprile i cittadini che hanno aderito allo sciopero della fame, hanno trovato in tutti i livelli istituzionali la compattezza del no al carbone: venti comuni del comprensorio, le Province di Roma e Viterbo, la Regione Lazio, il ministero dell’Ambiente e il ministero della Salute hanno dato sostegno e fatta propria, la richiesta di riapertura della conferenza dei servizi per TVN, unico strumento per avviare, di fatto, la riapertura della Valutazione d’Impatto Ambientale che tenga conto dell’impatto complessivo degli inquinanti su tutto il territorio dell’Alto Lazio. «Né il decreto autorizzativo, né la VIA propedeutica a quest’ultimo – spiegano i no coke – hanno mai preso in considerazione l’impatto sul territorio e sulla salute della zone circostanti; non hanno valutato le ricadute degli inquinanti sull’agricoltura e sul mare; non hanno preso in considerazione l’impatto delle centinaia di navi carboniere che dovrebbero portare 15mila tonnellate di carbone ogni giorno; non è stato calcolato l’impatto sul territorio e sulla salute della radioattività del carbone né è stato descritto il sistema di smaltimento delle sostanze pericolose provenienti dai filtri e delle 500mila tonnellate di ceneri». Il movimento contro il carbone chiede anche di valutare l’alta mortalità e morbilità della zona di Civitavecchia: il 30% sopra la media regionale. «Il ministro Bersani nonostante queste evidenti mancanze e nonostante abbia dovuto necessariamente amettere la pericolosità dell’impianto sulla salute dei cittadini – incalzano i no coke – non intende ascoltare il nostro territorio ed ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di riaprire la conferenza dei servizi». Per questo il movimento no coke e le popolazioni dell’alto Lazio denunciano il ministro. «Di certo i cittadini non si arrenderanno mai. E’ una questione di legittima difesa».

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