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Città Pulita, dipendenti sul piede di guerra

CIVITAVECCHIA – Dopo gli ‘‘animi’’ distesi dei giorni scorsi, per i risultati ottenuti in Regione, torna ad alimentarsi in città la polemica su Hcs. Questa volta la protesta arriva direttamente dai dipendenti di Città Pulita. E a scatenarla è stato proprio quell’acconto dello stipendio, annunciato al margine del tavolo regionale dai liquidatori. Cinquecento euro. I dipendenti non ci stanno. «Non si può andare avanti con questa miseria» hanno tuonato alcuni lavoratori della sot ieri mattina mentre prendevano servizio. Un pensiero condiviso dai più, tanto che inizialmente si respirava aria di protesta imminente. Ma a calmare gli animi, anche quelli più ribelli, c’hanno pensato alcuni rappresentanti delle organizzazioni sindacali che non intendono però, abbassare la testa senza lottare. E così se in un primo momento lo sciopero annunciato prima per il 22 aprile e poi rinviato al 6 maggio doveva essere revocato per permettere al tavolo regionale di lavorare in serenità, ora la protesta di tutti i dipendenti delle partecipate del Comune sembra realtà. «A breve – ha spiegato il rappresentante di Uil Trasporti Gennaro Gallo – invieremo una lettera a tutti gli organi competenti (dal Prefetto al sindaco Tidei) in cui spiegheremo che si stanno mettendo in atto delle provocazioni (come ad esempio il mancato pagamento dell’intero stipendio) da parte dell’amministrazione. Motivo per cui manteniamo lo sciopero in programma per il sei maggio». E a preoccupare i dipendenti continua ad essere quella tanto paventata vendita dell’80% delle Sot (Città Pulita e Argo) a privati. «In questo modo – ha spiegato Fabio Paesani, Rsa di Città Pulita – non solo persone che lavorano in queste società dal 1995 verrebbero penalizzate mentre altri lavoratori, quali sono quelli di Hcs che lavorano solo dall’inizio del 2000 sarebbero premiate, ma si corre il serio pericolo di aprire le porte della città ai rifiuti di Roma. Perché se un Sindaco, proprietario dei servizi pubblici, porrebbe qualche veto affinché i rifiuti non siano bruciati in centrale, lo stesso non si può dire di un privato che guarderebbe solo al profitto. Stesso profitto per il quale sarebbe disposto anche a licenziare tanti padri di famiglia».

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