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Chi non parla e chi è all'asciutto, ordinarie storie di pubblici disservizi

In una città  in cui in agosto anche i semafori smettono di funzionare, si arriva quasi a non stupirsi più di alcun tiop di disservizio. In questi giorni c’è una parte di Civitavecchia, quella più a nord, che non può parlare al telefono. Mentre un’altra, quella più a monte, si è ritrovata con i rubinetti all’asciutto. Le due storie sono raccontate da un consigliere comunale, il diessino Claudio Dell’Anno, e dal Comitato Il Faro.

Se la Telecom Italia S.p.A. intende garantire il servizio pagato dagli abitanti della zona nord di Civitavecchia, intervenga. Inizia così la lettera di Dell’Anno, che poi spiega: Da molto tempo a questa parte, precisamente ad Aurelia, Santa Lucia e Sant’Agostino i telefoni abbonati Telecom Italia S.p.A. non funzionano, puntualmente gli utenti segnalano il mancato utilizzo della linea telefonica e puntualmente viene garantito l’intervento, ma dopo qualche giorno non funzionano di nuovo. Considerando che il canone viene pagato mensilmente e non ha frazione, mi sembra giusto che una volta per tutte la Telecom Italia S.p.A. intervenga in maniera definitiva, in modo da risolvere i suoi problemi e garantire agli utenti che pagano un servizio, che in questo caso, potrebbe benissimo chiamarsi disservizio.

Al Faro, invece, stanno peggio: i rubinetti sono a secco da giorni, come denuncia il comitato di quartiere, che stamattina ha inviato un fax a sindaco, amministratori ed uffici comunali: Ci piacerebbe sapere – scrivono dal Comitato cittadino – per quale motivo da giorni, nella zona Faro, si sia costretti a stare senz’acqua. Non sarebbe ora di individuare e sanzionare i diretti responsabili, dal momento che la storia si ripete con sempre maggiore frequenza? Nel complesso, variegato ed articolato organigramma politico comunale, chi &egrave

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