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Tia, dal Pincio: "Ricorso inutile e fuorviante"

Tia, dal Pincio: "Ricorso inutile e fuorviante"

Qualora il Tar del Lazio dovesse annullare la delibera del Consiglio, il Comune potrebbe ricaricare le somme della Tia straordinaria sulle bollette della Tares

CIVITAVECCHIA – Risposta al vetriolo da palazzo del Pincio sul ricorso dei commercianti al Tar del Lazio contro la Tia straordinaria. Per Palazzo del Pincio “la polemica sulla Tia straordinaria è inutile e miope e i messaggi contenuti nel ricorso non fanno onore al mondo dei commercianti”. A mancare all’appello, nelle casse del Comune, infatti non sono solo i 4,5milioni di euro “che la precedente amministrazione non ha incassato – come spiega il sindaco Tidei – ma che ha scritto in bilancio come residui attivi”. A mancare sono anche i soldi delle bollette a cominciare da quelli del 2008. “Mentre il 70% dei cittadini risulta perfettamente in regola, un commerciante su due è in mora”. E il primo cittadino torna a spiegare che “la tariffa è data dal costo del servizio. Nel 2011 si è registrato un notevole aumento del costo del servizio (pari a quasi il doppio) a causa delle assunzioni scellerate effettuate dalla precedente amministrazione che hanno fatto lievitare il costo del servizio” creando la voragine di 4,5milioni di euro. Quindi quei soldi vanno pagati. Ricorso o non ricorso. E così, se il Tar del Lazio il 23 gennaio 2014 dovesse annullare la delibera del consiglio comunale, all’amministrazione non resterà altro “che caricare quelle somme nelle bollette Tares”. E dal Pincio si chiedono: “Che differenza fa pagare 100euro come adeguamento tariffario 2012 invece di 100 euro per la Tia straordinaria 2011?”. E dal Comune tornano a bacchettare i commercianti. Da loro ci si poteva aspettare atteggiamenti più consoni “e responsabili e più rispettosi anche di quella metà dei commercianti che la Tia l’ha sempre e regolarmente pagata. Ben altra cosa dei 150 super evasori inseriti nella black list tra i quali non mancano fiorenti esercizi commerciali molto noti in città che devono ancora in media dai 20 ai 30 mila euro con punte fino a 120mila euro”.

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