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Italcementi, il consigliere Tomassini: "La parola al consiglio comunale"

Italcementi, il consigliere Tomassini: "La parola al consiglio comunale"

Il consigliere comunale del Pd spiega le fasi che "hanno portato alla bizzarra votazione in Commissione Urbanistica". Il capogruppo dei democrat ribadisce invece i motivi che lo hanno spinto a votare contro il provvedimento

CIVITAVECCHIA -Sull’accordo Pincio-Italcementi, l’amministrazione ad oggi non riesce a trovare una posizione comune. Da una parte il ‘‘deluso’’ capogruppo Pd Flavio Magliani che, bocciato l’atto in Commissione urbanistica, è pronto a bocciarlo anche in Consiglio comunale qualora non fossero apportate le modifiche del caso. Dall’altro lato, il sindaco Pietro Tidei e il resto del partito a favore dell’approdo dell’atto in Consiglio comunale. A cominciare dal consigliere Pd Annalisa Tomassini che in Commissione urbanistica ha votato a favore dell’accordo. «Il provvedimento in oggetto – ha spiegato Tomassini – è la riqualificazione dell’area di proprietà dell’Italcementi che era ed è parte del programma della coalizione di governo della città. È indubbio che tale area, che fa parte del centro cittadino, sia immersa in una situazione di degrado imbarazzante, con l’opificio da anni fermo ed oggetto di giustificate polemiche per la presenza di amianto». Ed è compito dell’attuale maggioranza, per il consigliere di maggioranza, restituire alla città quell’area. Ovviamente riqualificata. «Un progetto importante» di cui solo il Consiglio comunale può decidere il futuro. Per Tomassini, infatti, la massima assise cittadina «può affrontare questa decisione e le altre che ne conseguiranno con la piena consapevolezza dei suoi poteri e con il senso della responsabilità derivante dal mandato dei cittadini e raccogliere la sfida. Ma una cosa è certa: non può rimandare tutto come è stato fatto finora. I cittadini attendono risposte certe». E per il rappresentante del Psi, Mario Michele Pascale, la massima assise prima di decidere il destino dell’ex area Italcementi, dovrebbe sentire il parere dei civitavecchiesi perché «l’estensione dell’ex Italcementi – ha spiegato Pascale – interessa tutta la cittadinanza. Perciò eventuali decisioni da parte del Comune dovrebbero perlomeno in linea teorica, tenere conto dell’orientamento dell’opinione pubblica e più in generale della società civile». E Pascale pone l’esempio di altre città che hanno dismesso opifici come l’ex Italcementi, realizzando al loro posto edifici destinati ai servizi pubblici. «Abbattere una piccola parte dei fabbricati irrecuperabili potrebbe forse avere un senso. Ma tutto – ha aggiunto Pascale – dipende da quello che si va poi a costruire. Se si costruiscono uffici, servizi, luoghi da destinare alla cultura, alla socialità e al verde (di cui Civitavecchia ha un disperato bisogno), l’intervento verrebbe giustificato da un atto di coraggio amministrativo finalizzato allo sviluppo vero delle imprese e alla qualità della vita dei cittadini». Intanto, a ribadire la propria posizione in tutta questa vicenda è il capogruppo dei democrat Falvio Magliani: «In Commissione Urbanistica ho votato contro perché, a mio parere, non era chiaro così come non è chiaro tutt’ora il progetto che riguarda l’area della Italcementi. Detto con chiarezza, non si tratta di una piccola cosa: non si tratta di realizzare un gattile, si tratta di modificare i connotati urbanistici di una città di 50mila abitanti». E Magliani punta i riflettori sulle tante case sfitte, il costo degli appartamenti alti proprio come lo è il costo degli affitti. «Gli spazi sono tutti intasati e i servizi sono precari: quelli del trasporto, del verde, igiene, spazi per i giovani, viabilità, teatri e altri centri di aggregazione, rete fognaria». Tornando poi all’area Italcementi, Magliani sottolinea anche come l’area «insiste in un sito prossimo, anzi vicinissimo, all’area portuale che, come sappiamo, ha programmato il suo sviluppo calcolato in circa 900milioni di euro nei prossimi anni». E per Magliani, affermare che «bisogna superare quella ‘‘bruttura’’ che perdura da decenni» rappresenta «una banalità. Affermare, altresì che bisogna fare in fretta è, anche questa, una ulteriore ovvietà. Tempi e realizzazioni, in ogni caso, debbono convergere nell’interesse generale di tutti i cittadini e non dei pochi, come sin qui è avvenuto. Non bisogna nemmeno sottovalutare il tema della subalternità della città ai poteri forti e, fra questi, all’Italcementi. Ciò vuol dire che, anche nel caso della Italcementi, il Comune e la città hanno già dato tanto e che devono ormai predisporsi a ricevere garanzie per quello che si deciderà di volere fare. Tutto meno che ulteriori colate di cemento finalizzate alla speculazione fondiaria ed edilizia».

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