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A Vulci i reperti sequestrati dall’attività clandestina

Montalto. La mostra si inaugura venerdì alle 17,30 nel museo archeologico nazionale Tra i capolavori anche una kylix attica di Euphronios

Montalto. La mostra si inaugura venerdì alle 17,30 nel museo archeologico nazionale Tra i capolavori anche una kylix attica di Euphronios

MONTALTO – Si  inaugura venerdì alle ore 17,30 nel museo archeologico nazionale di Vulci  la mostra “I predatori dell’Arte a Vulci e il Patrimonio ritrovato… le storie del recupero”, già allestita con successo nel 2012 a Villa Giulia ed ora riproposta puntando i riflettori sull’immenso patrimonio artistico di Vulci, area soggetta negli anni ad un’intensa attività di scavi clandestini. La mostra è stata realizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale in collaborazione con il Comune di Montalto di Castro, il Comune di Canino e la Società Mastarna S.r.l. Grazie alla collaborazione tra la procura della Repubblica di Roma, il nucleo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico, con a capo il Gen. Mariano Ignazio Mossa, e la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale, oggi diretta da Alfonsina Russo Tagliente, è ora possibile ascoltare le incredibili storie del recupero di oltre 3mila pezzi, molti dei quali provenienti proprio da Vulci, destinati al mercato clandestino e recuperati nel 1995 in seguito ad un sequestro operato in Svizzera. Attraverso un video di archivio, la mostra documenta le fasi delle lunghe indagini che hanno scardinato i complessi meccanismi messi in atto dai “predatori d’arte”, e da una lunga catena che, dai cosiddetti “tombaroli” fino alle grandi case d’asta ed ai musei internazionali, muoveva un giro d’affari illecito strappando all’intera collettività il godimento e la conoscenza di un patrimonio artistico di inestimabile valore. Così, nel suo “show-room” di Ginevra,  in parte ricreato nell’allestimento di Vulci, un mercante italiano ed un trafficante internazionale smistavano in tutto il mondo vasi greci, etruschi ed apuli, vasellame in bronzo e splendidi gioielli sottratti illegalmente allo Stato italiano. Spesso i reperti trovavano come ultima destinazione non solo facoltosi privati ma anche importanti sedi museali: il Museum of Fine Arts di Boston, il Metropolitan Museum of Art di New York,  ed il J.P.Getty Museum di Los Angeles hanno dovuto restituire all’Italia i materiali acquistati dai trafficanti italiani. Ed è sicuramente grazie a queste azioni che alcuni dei Paesi dove maggiormente si sviluppava il traffico illegale di opere d’arte hanno finalmente aderito ad accordi e convenzioni internazionali che hanno chiuso gli spazi del  “mercato clandestino” con felici risvolti, come il netto calo di scavi clandestini registrato in Etruria negli ultimi tempi. Tra i capolavori in mostra, una splendida kylix attica decorata dal ceramografo Euphronios, uno dei massimi artisti della Grecia della fine del  VI secolo a.C.: decorata con lo stesso soggetto del più celebre Cratere di Euphronios, la morte di Sarpedonte; la coppa è citata nel memoriale di uno dei trafficanti che ne ricorda la provenienza da una tomba di Cerveteri.

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