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Frode fiscale per 60 milioni di euro: sette arresti a Fiumicino

Frode fiscale per 60 milioni di euro: sette arresti a Fiumicino

La Guardia di Finanza ha scoperto un sistema di scatole cinesi che vede coinvolte una ventina di cooperative. In manette Gino Severini, ex presidente dell'Arezzo. Sequestrati conti correnti e immobili per 10 milioni di euro. Ben 49 le persone indagate

FIUMICINO- Una colossale frode fiscale che vede coinvolti commercialisti e imprenditori di Roma e Fiumicino e una ventina di cooperative è stata scoperta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Fiumicino. Il sistema fraudolento andava a beneficio di un consorzio di importanza nazionale che opera nelle pulizie e nel facchinaggio. Ben sette gli arresti emessi dal gip della Procura di Civitavecchia, Giovanni Giorgianni, nei confronti di imprenditori e commercialisti di Roma e Fiumicino dopo ben 4 anni di indagini. Due gli ordini di custodia cautelare in carcere per personaggi eccellenti, tre invece gli arresti ai domiciliari e due infine gli obblighi di residenza. A finire nel carcere circondariale di Civitavecchia sono stati l’ex presidente dell’Arezzo calcio, Gino Severini, commercialista romano di 59 anni e Raffaele Scudieri, 40 anni, commercialista di Fiumicino. Sono accusati di aver occultato all’erario 60 milioni di profitti, costruendo fatture false per falsi costi, pari a 23 milioni di euro. L’inchiesta vede inoltre indagate in tutto 49 persone, tra capi, gregari e professionisti che dovranno rispondere del reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle, sarebbe stato messo in piedi un macchinoso sistema di scatole cinesi a beneficio del noto consorzio. Tra le vittime, oltre mille lavoratori, la cui posizione contributiva risulterebbe irregolare, con un mancato versamento previdenziale di circa due milioni di euro. Secondo l’indagine coordinata dal pm Paolo Calabria, della procura di Civitavecchia, l’organizzazione aveva creato una rete di una ventina di cooperative, al vertice delle quali figuravano le cosiddette “teste di legno”, che venivano fatte scomparire dopo aver addossato loro i debiti tributari e contributivi del consorzio. Dagli accertamenti delle Fiamme gialle della Compagnia di Fiumicino, agli ordini del colonnello Teodoro Galeone, resi ardui dalla mancanza di tutta la documentazione amministrativo-contabile fatta sparire per impedire la ricostruzione del giro d’affari, è emerso l’occultamento al fisco di ricavi per circa 60 milioni di euro, ma anche il fatto che i proventi della frode fiscale venivano investiti nell’acquisto di immobili, fatti confluire in una società appositamente creata, i cui “dominus occulti” erano alcuni degli indagati. Il pm Calabria ha quindi chiesto ed ottenuto dal gip Giorgianni i sette provvedimenti restrittivi e il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili situati a Fiumicino e Roma, e di conti correnti per un valore di oltre 10 milioni di euro, volto alla loro confisca “per equivalente”, in relazione alle imposte evase, alle pene pecuniarie ed agli interessi maturati. (a.r.)

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