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Argini del Fiora: via al ricorso al Tar

Argini del Fiora: via al ricorso al Tar

MONTALTO. La Regione Lazio ha deliberato di intervenire sul fiume con acciaio e cemento. Si ribella Accademia Kronos «Ignorata la Via, non si può fare alcuno scavo. Più giusto intervenire con terra e tessuto sintetico»

MONTALTO – «Profonda delusione dei cittadini di Montalto di Castro per la decisione della Regione Lazio di voler intervenire sulla foce del fiume Fiora con cemento e acciaio, ignorando completamente i nuovi sistemi di rinaturalizzazione del territorio, presentati da geologi e ambientalisti sia ai comuni interessati dall’ultima alluvione che alla Regione». All’indomani dell’alluvione del Fiora, il gruppo di Accademia Kronos della Maremma interviene così a commento della decisione della Pisana in merito alla realizzazione degli argini del Fiora.«L’Accademia kronos aveva presentato uno studio di messa in sicurezza della foce – spiega  Gianni De Caro, responsabile AK Maremma – attraverso sistemi di rinaturalizzazione del territorio ormai adottati da molti Paesi europei. A ridosso del Natale 2012, durante il summit dell’ordine dei geologi di Viterbo e del Lazio, tenutosi presso la Sala regia del Comune di Viterbo, dove c’erano il  sindaco Caci e tutti i sindaci delle zone alluvionate, furono esposte le soluzioni naturali non invasive e distruttive previste in un primo momento dai tecnici dei comuni interessati. La proposta più ‘‘naturalistica’’ prevedeva di realizzare argini con semplice terra, protetti da una struttura sintetica tipo tessuto non tessuto, a sua volta coperta di pietrisco (scarti di materiali rocciosi tipo basalto, peperino, ecc, di cui sono ricche alcune cave sul Fiora nella parte Alta Toscana). Tutto ciò con costi molto contenuti rispetto a quelli previsti per l’arginatura e l’intubamento del fiume con cemento e acciaio».  «Tutto inutile – dice De Caro – La Regione Lazio ha deciso di cementificare, ‘‘alla barba’’ degli esempi concreti adottati in questo settore dai francesi ed altri Paesi europei». I vari comitati di difesa dell’ambiente della Maremma fanno notare che la decisione della Regione Lazio non tiene presente delle istanze dei cittadini, né tantomeno del parere negativo della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio: la zona è infatti sotto vincolo archeologico; classificata come civiltà del Rinaldone e vede presenze Villanoviane ed Etrusche. «Cosa gravissima – concludono da Accademia Kronos – è l’aver ignorato la VIA, ossia la valutazione d’impatto ambientale, una norma basilare senza la quale non si può avviare alcun opera di scavo, costruzione e ristrutturazione». Accademia Kronos, a tal proposito, ha attivato i propri legali per promuovere subito un ricorso al Tar del Lazio. Intanto cittadini e comitati locali si stanno mobilitando «per  evitare – conclude Accademia Kronos – quest’ennesimo scempio in un area paesaggistica e archeologicamente importante». (a.r.)

 

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