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Concordia, si cerca l’accordo con Piombino

Concordia, si cerca l’accordo con Piombino

Authority, Comune e Regione al lavoro per presentare un progetto condiviso con la Toscana. Ievolella: «Possibile realizzare un bacino di carenaggio al porto entro 6 mesi»

CIVITAVECCHIA – «Il porto di Civitavecchia potrebbe realizzare un bacino di carenaggio idoneo ad ospitare la Concordia entro 6 mesi e con una spesa di 30 milioni di euro». E’ questo l’asso nella manica che vuole giocarsi Molo Vespucci di concerto con il Comune e la Regione Lazio.
«L’obiettivo – ha spiegato ieri il sindaco Pietro Tidei svelando parzialmente il contenuto dell’incontro di mercoledì a Roma, insieme al presidente Nicola Zingaqretti ed al presidente di Molo Vespucci Pasqualino Monti- è quello di presentare un lavoro comune con la Regione Toscana. Non deve essere una guerra tra porti italiani, ma si può lavorere insieme, Pimbino mettendo le professionalità che ha nel campo siderurgico, Civitavecchia in quello metalmeccanico». Un’idea quella di un connubio Lazio-Toscana alla quale il vice sindaco Enrico Luc8iani pensa già da diversi mesi. «Si può trovare l’intesa tra noi e tenteremo il tutto per tutto per riuscirsi».
Nel piano di fattibilità si è pensato proprio a tutto, compresa una copertura a pennelli per schermare alla vista delle migliaia di croceristi che ogni anno sbarcano a Civitavecchia, il relitto della Costa Concordia. Una «precauzione» che sarebbe molto gradita proprio alla compagnia di navi da crociera. «Abbiamo i fondali, la possibilità di adeguare un bacino di carenaggio che verrebbe realizzato all’altezza della bacnhina 27 e manodopera specializzata – ha aggiunto il segretario generale dell’Authority ingegner Maurizio Ievolella – ora dobbiamo coinvolgere la Toscana ijn un’opera che abbiamo stimato garantirà lav oro diretto per un anno e mezzo a 300 persone e altre 1500 circa nell’indotto».
E ad intervenire sulla demolizione della Costa Concordia  è anche il segretario generale della Cgil Cesare Caiazza che introduce un nuovo elemento di discussione spiegando perché c’è il rischoio concreto che la nave vanga portata fuori dall’Italia per lo smantellamento. 
«Il fenomeno  – afferma Caiazza – è insito nella globalizzazione liberista del lavoro portato nei luoghi dove costa meno. La demolizione della navi avviene, oggi, prevalentemente, sulle spiagge indiane e di altri Paesi in via di sviluppo (ultimamente si è parlato dell’ipotesi Turchia ndr.). Probabilmente, se sulla Costa Concordia non si fossero accesi i riflettori dei media tutto avrebbe continuato a seguire il suo corso. Temiamo, che  possano prevalere gli interessi economici e che nessun porto italiano  sarà mai scelto per la demolizione di grandi navi, perché da noi insistono diritti dei lavoratori e normative di tutela ambientale che determinano “costi».
Per Caiazza dunque  prima di parlare di quale porto per lo smantellamento della Concordia, è necessario aprire un confronto e pretendere iniziative legislative del Governo italiano e della Comunità europea che impongano un “cambiamento di rotta”.

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