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Ferrocromo, indagato il responsabile della Traiana

Ferrocromo, indagato il responsabile della Traiana

Prosegue l’inchiesta sui lavori in corso alla banchina 23. Secondo quanto accertato mancherebbe l’autorizzazione della Provincia alla movimentazione. Pronte una soluzione definitiva e l’istanza di dissequestro.

CIVITAVECCHIA – C’è un indagato nell’inchiesta sul ferrocromo. Si tratta del responsabile della Traiana, concessionaria per la gestione di un impianto di stoccaggio e la movimentazione di prodotti siderurgici all’interno del porto, alla banchina 23. Movimentazione che, secondo quanto scrive il gip Chiara Gallo nel decreto di sequestro dell’area, veniva esercitata «senza adeguata protezione, un’attività che produce emissioni di polvere in atmosfera attraverso deposizione e movimentazione all’aperto di ferrocromo in assenza della prescritta autorizzazione». Ma al di là dell’autorizzazione (della Provincia), la società, sempre stando a quanto scrive il gip, «in violazione delle prescrizioni stabilite dall’Autorità Portuale nella concessione e con apposito regolamento avente lo scopo di limitare al massimo la dispersione di polveri nell’ambiente, provocava emissioni di polveri in atmosfera». E ancora: «provocava l’immissione in mare, diretta ed indiretta, di acque di dilavamento contaminate, prodotte dalla gestione dell’impianto». Acque che invece dovevano essere «convogliate e opportunamente trattate prima dello scarico del corpo ricettore, con sistemi di depurazione chimici, fisici, biologici o combinati, a seconda delle sostanze presenti». Il gip infine, sottolinea nel suo decreto di sequestro, anche la pericolosità della dispersione di quelle polveri nell’aria e nell’acqua, in quanto «l’analisi delle sostanze contenute in un campione di polvere del ferrocromo – scrive la dottoressa Gallo – ha evidenziato la presenza di sostanze ritenute cancerogene, tossiche, mutagene e si sottolinea altresì l’insufficienza del dispositivo attualmente utilizzato dalla società per l’abbattimento delle polveri ed in particolare l’assenza di un sistema di nebulizzazione fisso e di barriere frangivento». Il tutto, come evidenzia ancora il gip, porrebbe in pericolo di inalazione di queste poveri molto pericolose principalmente i lavoratori, ma anche un’area piuttosto vasta dello stesso scalo, visto che si parla di movimentazione di ferrocromo che va dalle 200.000 alle 300.000 tonnellate annue. Un traffico molto importante che d’altro canto il porto non può permettersi di perdere. E infatti una soluzione definitiva al problema era già stata studiata dall’impresa (con l’acquisto di nuovi macchinari) e dall’Autorità Portuale (con strutture ad hoc a terra) che avrebbe intanto già preparato l’istanza di dissequestro.

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