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Annalisa Tomassini nuovo capogruppo del Pd

CIVITAVECCHIA – Dimissioni annunciate e mai presentate quelle di Flavio Magliani da capogruppo del Partito democratico. Dalle sue parole tanto astio nei confronti di un soggetto politico che, a suo dire, gli avrebbe tarpato le ali (a cominciare da quella poltrona di presidente del consiglio comunale mai ottenuta nonostante sia stato il più votato alle scorse amministrative), ma nessuna decisione concreta da comunicare. Dopo che di fatto il Pd lo ha messo alla porta – sul caso Italcementi – chiedendogli le dimissioni da capogruppo in consiglio comunale, Magliani avrebbe potuto togliere dall’imbarazzo gli altri sei colleghi, chiamati ora dal Pd a sfiduciarlo, ma ha preferito non farlo. «Mi sono sentito dall’inizio un capogruppo dimezzato – ha detto Magliani ripercorrendo la sua storia legata a quella dell’attuale amministrazione comunale di centrosinistra – perché una parte del mio gruppo non mi ha voluto come presidente del Consiglio, preferendo una votazione surrettizia per supplire a quello che già aveva deciso la gente». E senza quel voto a suo favore, il democrat Magliani si chiede come i suoi colleghi lo abbiano sopportato per un anno e mezzo come capogruppo. Per quanto riguarda poi il partito e il suo ultimatum, o dentro o fuori, per Magliani non ci sono dubbi. «Il Pd non è una caserma o un luogo dove vengono eseguiti processi a chi non è presente». E a tal proposito rimprovera i suoi colleghi democrat, di non averlo invitato al summit in cui alla fine si è scelto di sbarazzarsi di lui (si trattava tuttavia di una riunione di direzione alla quale non era prevista la partecipazione dei consiglieri). «Quel giorno non c’ero – ha detto Magliani – non ho potuto spiegare neanche le mie ragioni». E ricorda loro che il tempo «dei gagliardetti, dei frustini e degli stivali non solo non appartengono ai movimenti politici ma nemmeno a questo secolo».  Insomma, Magliani non molla la presa, anzi, invita tutti ad abbandonare questi vecchi  modi di fare politica per andare avanti: «Cerchiamo di lavorare per il bene di questa città. Lasciamo perdere i falsi miti, la patria e l’onore. Lasciamoli relegati – ha concluso sarcasticamente – all’altro secolo oppure alle canzoni dei Nomadi». La fine della sua carriera da capogruppo del Pd, tuttavia l’ha decretata il partito. Ieri sera un summit al quale hanno partecipato i consiglieri comunali del Pd e delle liste civiche legate a Tidei (assente Magliani), aveva tra i punti all’ordine del giorno proprio la nomina del nuovo capogruppo dei democrat. Capogruppo che alla fine è arrivato: si tratta di Annalisa Tomassini. Un’elezione dall’orientamento autonomo, decisa dai componenti del gruppo senza indicazioni da parte del Pd. E ad intervenire sui problemi della maggioranza è anche la parlamentare dei democrat Marietta Tidei che richiama all’ordine la coalizione: «Le fibrillazioni interne alla maggioranza sono momenti che servono a volte a stemperare incomprensioni che normalmente si accumulano nella dialettica amministrativa, ma se diventano croniche rischiano di ingolfare ulteriormente una macchina che è già pesantemente zavorrata. Se infatti alla congiuntura nazionale particolarmente sfavorevole si unisce una situazione locale che ben conosciamo e che non fatico a definire complicatissima, si aggiungono polemiche che a volte risultano incomprensibili ai cittadini, personalizzazioni e protagonismi, il rischio – ha dichiarato la deputata – è di ottenere un’azione amministrativa depotenziata rispetto alle intenzioni, questo una comunità che verte nelle condizioni di Civitavecchia non può permetterselo». La deputata auspica che «in maggioranza prevalga la strada del dialogo e della progettualità e non la guerra di bande, che farebbe vittime solo tra i cittadini».

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