Pubblicato il

Emergenza sociale, costituire una cabina di interventi tra Comune, Asl e Polizia locale

CIVITAVECCHIA – Con la porvertà in aumento, circa 500 casi in un anno di richieste agli uffici dei servizi sociali di sussidi economici, gli sfratti e le richieste di un alloggio popolare, il Comune cerca di rimboccarsi le maniche per almeno provare a dare delle risposte concrete. E lo fa convocando a un tavolo anche la Asl RmF e il comandante della Polizia locale Leonardo Rotondi. “La povertà – hanno spiegato i responsabili del Dsm della Asl – è il rischio di stress maggiore. Dobbiamo apettarci un aumento del disturbo mentale e quindi bisogna lavorare. Se è vero che la povertà è uno dei maggiori casi di stress, allora occorre dare una risposta alla povertà”. E i responsabili del Dsm spiegano che “fino a poco tempo fa davamo dei sussidi terapeutici”. Il loro obiettivo era quello di “curare la gente. In questo modo infatti – spiegano – si aggrediva la patologia”. Sussidi che sono stati però sottovalutati tanto che “la Regione – aggiungono – ha deciso di revocarli passandoli ai Servizi Sociali”. E sono tanti i casi che finiscono anche sotto la lente di ingrandimento dei Servizi sociali. “In un anno – ha spiegato la funzionaria dell’ufficio dei servizi sociali del Comune Grazia Coccetti – abbiamo avuto circa 500 richieste di sussidi economici”. Per Coccetti il problema, però, è a monte. “Dobbiamo renderci conto che siamo il 15° comune per devianza giovanile, circa 17 minori in un anno sono stati affidati ai servizi, abbiamo una casa popolare ogni quattro abitanti”. Ma per Coccetti, per risolvere il problema, bisogna partire proprio dalla gente. “È vero che esistono gli sfratti, ma la comunicazione viene data almeno con un anno di anticipo e molto spesso si cerca di risolvere il problema (rivolgendosi alle famiglie) proprio a ridosso della scadenza del termine usando spesso i bambini come scudo. I genitori però – spiega – sono responsabili dei bambini, dei propri figli. Bisogna cambiare la cultura”. Insomma, non si può solo richiedere una casa popolare agli amministratori del Pincio, bisogna rimettersi in discussione. “Sono tantissime le richieste di un alloggio popolare, mentre per il progetto di autonomia proposto dal Comune solo in 20 hanno partecipato”. E così, spesso, quando la crisi morde, la casa è a rischio, il lavoro non c’è, si rischia di cadere in uno stato di stress così forte da trasformarsi in patologia. “Ma non sempre – spiega il commissario della Asl RmF Giuseppe Quintavalle – questi soggetti sono malati e necessitano della cura psichiatrica. Occorre scindere i casi, analizzarli e capire quando necessita l’intervento dei sanitari e quando no. Perché in caso contrario – aggiunge Quintavalle – si rischia di trasformare la psichiatria in un contenitore sociale”. E questo per Quintavalle non va bene. Intanto, per cercare di dare una prima risposta al problema, partendo proprio dall’emergenza abitativa, il sindaco Pietro Tidei ha chiesto all’ingegnere Iorio di “fare un’analisi di quante abitazioni a disposizione ha il comune e se alcune di queste (come ad esempio le due palazzine di proprietà di Fs e cedute all’amministrazione) possano essere rimesse a nuovo così da trasformarle in centri di accoglienza per chi ne ha bisogno”. I partecipanti al tavolo si sono lasciati con un obiettivo: costituire una cabina di interventi per affrontare l’emergenza. Intanto l’assessore ai Servizi Sociali Enrico Leopardo ha approfittato della presenza del comandante della Polizia locale Leonardo Rotondi per richiedere la presenza “di un uomo della municipale durante l’orario di apertura dei nostri uffici, il martedì e il giovedì”. Tutto per “una maggiore sicurezza del personale che vi lavora”.

ULTIME NEWS