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Nella tomba dell'Aryballos la storia di Tarquinia

Il ministro Bray: "Alla Doganaccia una scoperta fuori dal comune"

Il ministro Bray: "Alla Doganaccia una scoperta fuori dal comune"

TARQUINIA – Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Massimo Bray, ha inviato un messaggio al Consiglio regionale del Lazio per rendere omaggio al lavoro degli archeologi che hanno riportato alla luce una tomba inviolata , denominata dell’Aryballos sospeso”, nell’ambito della campagna di scavo del ‘Tumulo della Regina’ di Tarquinia, presso la necropoli della Doganaccia. Il messaggio è stato letto stamane dal presidente del consiglio regionale Leodori durante la conferenza di premiazione dell’équipe di archeologi. Il ministro non ha potuto presenziare alla cerimonia per motivi istituzionali, ma ha voluto commentare l’importante  ritrovamento. “E’ una scoperta fuori dal comune, frutto dell’intensa e positiva collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale e l’Università di Torino – ha detto il ministro – che ha permesso di riportare alla luce diversi reperti e ambienti funerari, tra cui lo straordinario ipogeo dell’Aryballos sospeso. I materiali, ora nelle sapienti mani dei restauratori della Soprintendenza e dell’Iscr, saranno oggetto di attenti studi per poi essere mostrati al pubblico in un percorso di valorizzazione che sta vedendo affiancate tutte le istituzioni coinvolte, a partire proprio dalla Regione Lazio che oggi non a caso ospita questa presentazione”. Quella con la Regione, si legge nel messaggio del ministro, è “una collaborazione proficua e fattiva, per la quale desidero ringraziare il consiglio regionale e tutti i tecnici ed i funzionari partecipi del progetto. Auguro ogni successo alla prosecuzione delle attività di scavo e valorizzazione dell’area archeologica di Tarquinia”. La scoperta della ‘Tomba dell’Aryballos sospeso’ risale allo scorso 21 settembre:  si tratta di un sepolcro inviolato del VI secolo a.C., dall’eccezionale valore storico, rinvenuto nel corso della sesta campagna di scavo del ‘Tumulo della Regina’, sepolcro monumentale di oltre 40 metri di diametro, situato a poca distanza dal monumento principale, che domina, insieme al gemello ‘Tumulo del Re’, l’area archeologica della Doganaccia, a Tarquinia. Gli scavi sono iniziati nel 2008, diretti da Alfonsina Russo, soprintendente per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale e il professor Alessandro Mandolesi, docente di Etruscologia e Antichità italiche dell’Università degli studi di Torino. I componenti dell’equipe che ha compiuto il ritrovamento sono stati insigniti di un importante riconoscimento da parte del presidente Daniele Leodori, a nome del consiglio regionale. Il sepolcro è stato ribattezzato “dell’Aryballos sospeso”, in quanto, sulla parete di fondo, ancora appeso ad un chiodo, c’era un aryballos dipinto (unguentario) di tipo greco corinzio. “L’importanza di questa scoperta sta nel fatto che abbiamo rinvenuto una tomba integra – ha spiegato la soprintendente per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale, Alfonsina Russo – che ci permetterà, attraverso i vari elementi, di ricostruire finalmente la microstoria dei defunti lì sepolti e la storia di questo eccezionale sito che è la Doganaccia e via dei Principi. E’ motivo di soddisfazione, in un periodo così difficile per la tutela, perché abbiamo scarse risorse economiche e umane, aver ottenuto questo risultato che ritengo di aver raggiunto solo grazie ad una operazione sinergica con il Comune di Tarquinia, l’Università di Torino ed anche, in futuro, con la Regione Lazio, in quanto stiamo portando avanti un progetto di valorizzazione di questo sito tramite un finanziamento Por. E’ un’operazione che dimostra quali sono gli obiettivi che si possono raggiungere grazie alla sinergia tra vari enti ed istituzioni. Saranno infatti presto svolti dei lavori di valorizzazione dell’intera area, grazie ad un finanziamento europeo (Por Fesr) erogato dalla Regione Lazio, nell’ambito del progetto Via dei Principi, che comprenderanno i restauri delle strutture finalizzati ad un Parco archeologico a tema. E’ auspicabile, inoltre, per il futuro, proseguire gli scavi della Doganaccia. All’interno del sepolcro, il cui accesso è situato al centro del tumulo della Regina, ad una profondità di quasi 3 metri, ci sono due letti funerari scavati nella roccia, su quello di sinistra c’era uno scheletro, probabilmente di una donna sui 35-40 anni, deposta con ricchi ornamenti e oggetti personali, fra cui una raffinata pisside in lamina di bronzo contenente oggetti da ricamo: degli aghi in bronzo o argento, alcuni con la punta ritorta. Sulla parete di fondo, sono state ritrovate, invece, le ceneri di un uomo: il marito o il figlio”. “E’ emozionante sia il momento della scoperta della tomba, sia il momento in cui, attraverso le radiografie, abbiamo potuto vedere qual era il corredo di questa donna – ha aggiunto Russo – era stata sepolta con un oggetto straordinario, una pisside in bronzo con all’interno aghi e, probabilmente, un rocchetto che conteneva un prezioso filato. Dalle testimonianze iconografiche noi sappiamo che nelle tombe c’erano tessuti preziosi. Probabilmente questa donna ricamava”. La notizia del ritrovamento ha avuto una grande eco all’estero: “Sono stato contattato da numerose testate scientifiche, soprattutto del Nord America, sto tentando di rispondere a tutti – ha affermato Alessandro Mandolesi, professore di Etruscologia all’Università degli studi di Torino – Dopo la scoperta c’è stata un’eco importante e la divulgazione di informazioni a riguardo è la forma migliore per pubblicizzare il nostro patrimonio. Farsi raccontare la scoperta per gli stranieri è estremamente suggestivo, potrebbe essere un buon viatico per attrarre finanziamenti. Stiamo lavorando già dal 2008, ma oltre a scavare, intendiamo valorizzare e far conoscere al grande pubblico il nostro lavoro. Il ritrovamento è avvenuto all’interno della necropoli di Tarquinia, al centro di questo straordinario complesso che è patrimonio Unesco dal 2004 per le tombe dipinte, una sorta di pinacoteca sotterranea unica al mondo. Vogliamo dire grazie anche alla Regione Lazio, che ha pensato di finanziare non solo gli scavi ma anche la valorizzazione e la fruizione del sito”. Date le similitudini con i sepolcri ciprioti, la ‘Tomba della Regina’, ha spiegato ancora Mandolesi, “è il risultato di lavori avviati da maestranze giunte da Cipro, forse all’inizio del VII secolo, che hanno importato a Tarquinia la tradizione delle tombe reali del Levante”. Tra i ritrovamenti più importanti: “una pisside, una sorta di trousse da donna, un elemento prettamente femminile all’interno del quale non abbiamo trovato non gioie ma la professionalità della dama: la nobildonna era una ricamatrice. Il pezzo è un unicum che non ha confronti”. (Ale.Ro.)

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