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La soluzione si chiama brillamento controllato

CENTRO CHIMICO. I militari sanno di cosa si tratta ma il Ministero della Difesa preferisce la strada dell’inquinamento. Il pericoloso ossidatore termico per smaltire le armi costa di meno ma mette a rischio la salute della gente

CENTRO CHIMICO. I militari sanno di cosa si tratta ma il Ministero della Difesa preferisce la strada dell’inquinamento. Il pericoloso ossidatore termico per smaltire le armi costa di meno ma mette a rischio la salute della gente

CIVITAVECCHIA – Iprite, fosgene, arsenico e adamsite. Molto presto potrebbero essere questi i nuovi compagni di ventura di una Civitavecchia che ormai da anni vive assopita da un inquinamento bellicoso, che abbranca  prima le coscienze, poi i polmoni. Perché questo è il prezzo da pagare per ospitare a Santa Lucia il Cetli Nbc, un centro d’eccellenza internazionale nel campo del disarmo chimico, che tuttavia a Civitavecchia e al suo comprensorio non porta assolutamente alcun beneficio. Tre anni fa (il 7 luglio 2010) la Provincia lanciò l’allarme: l’Esercito per garantire lo smaltimento delle armi, è già pronto al passaggio da un ossidatore chimico a un ossidatore termico. Che tradotto significherebbe realizzare sul territorio un pericolosissimo inceneritore, che sorgendo in ambito militare, riuscirebbe a dribblare la delibera 110/2003 del consiglio comunale, quella che da anni vieta sul territorio ogni tipo di combustione. Nello stesso articolo fu detto che gli ingegneri militari erano già al lavoro da tempo per individuare una nuova tecnica in grado di garantire lo smaltimento delle armi chimiche, superando l’obsoleta tecnologia in uso da oltre vent’anni. Ventimila proiettili chimici da neutralizzare è un numero impressionante, che spaventa anche chi in quel centro ci lavora da anni. Migliaia di tonnellate di agenti tossici, legati ad armi in alcuni casi risalenti al ‘43 e provenienti da tutta Italia, finora venivano trattate mediante un procedimento chimico che prevedeva di impastare le scorie tossiche in enormi blocchi di cemento. E senza soluzioni specifiche per lo smaltimento, i blocchi sono stati lasciati per anni esposti alle diverse condizioni meteorologiche, con il conseguente alto rischio per terreni e falde acquifere. L’Arpa Lazio, non avendo mai avuta l’opportunità di effettuare controlli mirati – trattandosi di una struttura militare – si limita a tacere e la stessa cosa fa il Reparto Logistico di Roma (dal quale il Cetli Nbc) dipende, pur sapendo benissimo che esiste una tecnica meno inquinante per assicurare lo smaltimento di quelle armi: il brillamento controllato. Ma perché l’Esercito da oltre quattro anni continua a scartare questa soluzione? Secondo qualcuno perché sarebbe troppo costosa, visto che obbligherebbe il Ministero della Difesa a dotare il reparto di Santa Lucia di nuove celle e di personale specializzato, a partire dagli artificieri. E allora la soluzione è semplice: si sacrifica ancora una volta la salute dei cittadini. D’altronde il Centro Chimico, che si tratti di rifiuti o armi da smaltire, rimane il sogno nel cassetto di tutti i politici (indipendente dal colore) di ogni ordine e grado, costantemente alla ricerca di tappeti sotto i quali nascondere la polvere di un Paese che sta piano piano diventando invivibile. E forse il punto di svolta è vicino e l’ossidatore termico di farà davvero, a giudicare dalla rassegnazione della politica locale. Una politica che sotto l’aspetto della tutela dell’ambiente, si è dimostrata e continua a dimostrarsi troppo debole e costantemente sottomessa alle correnti romane.
(guarda anche gli articoli in allegato)

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