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Santori: "C'era l'accordo sulle larghe intese"

Santori: "C'era l'accordo sulle larghe intese"

L'ex consigliere di Ritorna il futuro ha rivelato questa mattina a Dentro la Notizia un episodio accaduto cinque giorni prima della sfiducia. Immediata la smentita dell'ex sindaco

CIVITAVECCHIA – «L’accordo tra Tidei e Moscherini per creare le larghe intese c’era». A rivelarlo, questa mattina a ‘‘Dentro la notizia’’ su Provincia Tv, è stato l’ex consigliere di Ritorna il futuro Emiliano Santori. Ma Santori è andato anche oltre. Lo sapevano anche altri esponenti del Pd, tra cui l’ex assessore ai Servizi sociali Enrico Leopardo, l’ex consigliere Stefano Giannini e l’allora capo di gabinetto del sindaco Patrizio De Felici. Tutti presenti, cinque giorni prima della caduta del primo cittadino, nella stanza del Sindaco «quando si presentò Dimitri Vitali – ha spiegato Santori – chiedendo a Tidei di chiamare Moscherini, ricordandogli che c’era un accordo e dicendogli che si stava rimangiando tutto e che doveva rispettare l’accordo, altrimenti questa volta sarebbe andato a casa». Parole che quella mattina avevano scatenato addirittura la rabbia di Leopardo, proprio nel momento in cui «stava per entrare nella stanza del Sindaco il consigliere Paola Rita Stella». Ed è proprio alla luce di quanto accaduto quel giorno che Santori rimprovera oggi alcuni esponenti del Pd per le accuse lanciate a chi ha deciso di sfiduciare il Sindaco. «Non possono dire – ha tuonato – di non comprendere i motivi che hanno portato alla caduta dell’amministrazione».
Immediata la replica dell’ex sindaco che ricorda a Santori della «macchina del fango» di cui è stato vittima «durante la campagna elettorale del 2012» e che ha portato «la Procura – ha aggiunto Tidei – ad indagare Sarnella e Moscherini. Santori accusa me e parla di accordi più o meno segreti. Ma la verità è che gli unici a fare le larghe intese sono stati quelli che mi hanno sfiduciato».
Sulla stessa linea anche l’ex assessore Leopardo: «Tidei ha solo cercato di sopperire all’irresponsabilità e alla colpa di chi non si presentava ai consigli comunali».

 

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