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Le primarie nelle mani dei tesserati Pd

Le primarie nelle mani dei tesserati Pd

Per presentarsi alle consultazioni gli eventuali candidati a sindaco dovranno avere il placet degli iscritti. Qualora si formasse una coalizione, necessario avere la sottoscrizione del 35% dell’assemblea locale per  scendere in campo. In caso di corsa solitaria del Partito democratico sarà sufficiente solo il 10% o il 3% degli iscritti come dice lo Statuto 

CIVITAVECCHIA – Le feste sono quasi finite e la macchina elettorale che porterà all’elezione del prossimo Sindaco riparte in casa Pd. Il partito di Matteo Renzi è deciso a riprendersi la poltrona di primo cittadino, dopo la sfiducia incassata a novembre da Pietro Tidei. Mauro Guerrini, ex candidato alle primarie del 2012, ha annunciato nei giorni scorsi che il 23 febbraio a Civitavecchia si terranno le prossime primarie del Pd, come ha deciso la segreteria provinciale del partito. In realtà la vicenda è più complessa. Ci sono infatti dei paletti, da statuto del Pd, da superare, prima di arrivare a capire come verrà scelto il prossimo candidato sindaco del centrosinistra a secondo delle scelte che verranno prese dai tesserati.
Candidatura unica del Pd con Pd non in coalizione. Se ci fosse una sola candidatura non ci sarebbe alcuna consultazione.
Più candidati Pd e Pd non in coalizione. Qualora più candidati raggiungessero la sottoscrizione del 3% degli iscritti, o il 10% dell’assemblea, ci sarebbero le primarie il 28 febbraio.
Candidatura unica e Pd in coalizione. Le primarie potrebbero svolgersi in una data accordata tra i partiti (finora si sono espressi disponibili Psi e le liste vicine all’ex candidato sindaco Mecozzi). L’unico candidato del Pd si confronterebbe, qualora ci fossero, con i candidati degli altri partiti.
Più candidati del Pd e Pd in coalizione. I diversi candidati che avessero sottoscritto il 35% dei tesserati dell’assemblea o il 20% degli iscritti si confronterebbero con gli altri candidati.
Qualora invece l’assemblea decidesse di istituire un nuovo regolamento con i 3/5 dei consensi, il documento votato diventerebbe l’atto decisivo per la presentazione delle candidature.
Insomma prima di avere voce in capitolo al Pincio, il futuro candidato dovrà dimostrare di avere i numeri all’interno del PD in termini di tessere.

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