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Saldi, la Confcommercio: "Vendite in calo"

Il presidente Palombo: registrata una spesa media di 120 euro, inutile lo sconto applicato fin da subito nei negozi. L'incertezza economica condiziona le scelte dei civitavecchiesi

Il presidente Palombo: registrata una spesa media di 120 euro, inutile lo sconto applicato fin da subito nei negozi. L'incertezza economica condiziona le scelte dei civitavecchiesi

CIVITAVECCHIA – Sono tanti i civitavecchiesi che durante il fine settimana trascorso hanno deciso di affollare le strade e prendere d’assalto i negozi in vista dell’avvio della stagione dei saldi. Una grande affluenza dettata dalla voglia di trovare l’affare giusto e poter finalmente acquistare quel capo o prodotto che durante la “tradizionale” stagione risulta invece essere irraggiungibile a causa dei prezzi proibitivi. Anche se alla grande affluenza, almeno in questo primo fine settimana, non sembra corrispondere un aumento delle vendite. Proprio come dichiarato dal presidente della Confcommercio Vincenzo Palombo. «Rispetto allo scorso anno si è registrato un calo delle vendite del 20%  in tutti i settori». In media i civitavecchiesi hanno speso 130 euro, 20 euro meno rispetto allo scorso anno. Complice del trend registrato, probabilmente, è anche l’incertezza economica del momento (la mini Imu, la Tasi, la Tari da pagare). E allora proprio per invogliare la gente agli acquisti “molti commercianti – ha spiegato Palombo – hanno applicato sin da subito uno sconto del 50%. Si tratta di un grande sacrificio – ha aggiunto – in quanto in questo modo i negozianti non hanno fatto altro che recuperare solo il capitale investito sulla merce e utilizzato per pagare i fornitori”. Guardando poi alle festività appena trascorse, da Natale fino ad arrivare all’Epifania, in media i civitavecchiesi hanno speso un po’ meno (in cibo e regali) rispetto allo scorso anno. «Per Natale – ha detto Palombo – hanno speso circa 120 euro in generi alimentari e regali. A capodanno hanno invece speso dai 50 ai 60 euro per il classico cenone». A rinunciare alla cena fuori è stato il 30% (una famiglia su tre è rimasta a casa). E per evitare di vedere i propri locali vuoti e dare a tutti la possibilità di gustare una cena in compagnia un po’ diversa, anche i ristoratori hanno fatto la loro parte, ridimensionando sì l’offerta ma allo stesso tempo diminuendo i costi della cena. «Difficilmente – ha aggiunto – i consumatori hanno speso 100 euro”. Un dato che per Palombo risulta però positivo perché “in questo modo è tornata alla ribalta l’enogastronomia nostrana che si è sostituita a quella estera». Insomma alle ostriche e champagne i civitavecchiesi, così come i ristoratori, hanno preferito i prodotti tipici non solo del nostro territorio ma “made in Italy”. Prodotti che hanno permesso (a causa dei prodotti di importazione inesistenti e comunque contenuti) di abbassare i costi dei menu.

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