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Messina: "L'orco non esiste"

Messina: "L'orco non esiste"

L'avvocato del trentenne arrestato dalla Polizia di frontiera ridimensiona la vicenda. Lunedì l’interrogatorio di garanzia al carcere di Borgata Aurelia

CIVITAVECCHIA – “L’orco non esiste”. L’avvocato Pietro Messina, legale difensore dell’operaio trentenne arrestato perché adescava minorenni servendosi di un profilo rubato su Facebook, tenta di ridimensionare la vicenda. «Il caso ha suscitato tanto, troppo interesse da parte dei media – afferma il legale – non esiste l’orco che qualcuno ha ritenuto di evocare parlando di quanto accaduto in questa occasione. La polizia sta approfondendo le indagini ed io attendo serenamente gli sviluppi degli ulteriori accertamenti in corso. Allo stato sappiamo che c’è stata una denuncia rispetto alla quale il mio assistito e pronto a dare la sua versione dei fatti». Versione che probabilmente fornirà già lunedì nel corso dell’interrogatorio di garanzia che dovrebbe svolgersi presso il carcere di borgata Aurelia dove il civitavecchiese è detenuto. «La prima cosa da sottolineare e che non vi è stato un arresto in flagranza di reato, perché non è successo nulla tra i due soggetti interessati, indagato e presunta vittima – prosegue l’avvocato Messina – tutto si è svolto a livello semplicemente verbale; d’altra parte la presunta vittima non pare sia persona sprovveduta, essendo tra l’altro ormai prossima alla maggiore età. Quello che mi preme far rilevare è che il reato contestato (art. 600 bis C.P.) prevede  due ipotesi tra loro molto diverse per gravità e per conseguenze in termini di pena da applicare: nel primo comma, induzione,  favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione, la pena può andare da un minimo di 6 fino a 12 anni; nel secondo comma invece la pena prevista va da 1 a 6 anni e si applica a chi compie (o tenta di compiere) atti sessuali con minori dietro anche la semplice promessa di danaro o altro. Ebbene i fatti che vengono contestati al mio assistito, a mio giudizio non giustificano l’accusa di induzione alla prostituzione nella forma più grave. Ed a conferma della mia valutazione – conclude Messina – posso ora invocare una recentissima sentenza delle sezioni unite della cassazione che nello scorso dicembre è intervenuta a dirimere il contrasto giurisprudenziale che si era registrato sul punto: con la conseguenza che il soggetto che promette una ricompensa per il minore allo scopo di compiere atti sessuali solo con l’offerente risponderà del reato meno grave».

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