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Eletti, candidati ed elettori

di MASSIMILIANO GRASSO

Spesso si dice, a ragione, che Civitavecchia sia lo specchio perfetto della situazione politica nazionale che, anzi, a volte qui viene anche anticipata. Anche la vigilia di questa campagna elettorale sembra non discostarsi troppo da questo assunto. Sia nel centrosinistra che nel centrodestra l’impegno maggiore pare essere quello di ‘‘conquistare’’ i ras delle preferenze, quelli in grado – sulla carta – di spostare i propri pacchetti più o meno consistenti di voti da una parte all’altra, senza battere ciglio. Un ragionamento che, come dimostrano i fenomeni anche ‘‘vincenti’’ di trasformismo del recente passato, poteva anche avere una qualche validità elettorale, salvo poi scontrarsi alla prova dei fatti con la necessità di governare la città. Un ragionamento che, però, oggi in particolare, appare vecchio, anzi giurassico: conquistare i ‘‘capibastone’’ (perché a livello locale non si può neppure parlare di leader) non equivale a conquistare i voti. Finché c’è chi pensa ad alchimie ed alleanze per ottenere consensi, la politica aumenterà sempre di più il proprio distacco dalla gente, che vuole risposte e soluzioni ai propri problemi di tutti i giorni. Ma tutto questo sembra essere lontano anni luce dalla testa di eletti che presentano candidati da eleggere ad un elettorato che non conoscono e di cui non riescono neppure più a cogliere il sentimento.

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