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Addio all'artefice della pax portuale

di PINO GRASSO

E’ difficile riassumere in poche righe, anche per chi con lui ha avuto un rapporto strettissimo, 90 anni di storia personale che, dal dopoguerra, sono stati anche mezzo secolo di storia cittadina. Una storia che si dipana tra il Partito d’Azione, con l’amicizia giovanile rinsaldata nel corso degli anni con Antonio Maccanico, la svolta saragattiana di Palazzo Barberini con l’impegno nel Partito Socialdemocratico e la costruzione, a Civitavecchia, di un gruppo forte che, con altre figure come Raul De Paolis, faceva riferimento in particolare alla sinistra del partito di Luigi Preti. Negli anni 60 fu l’assessore al Bilancio della prima giunta di centrosinistra cittadina, guidata da Giovanni Massarelli. Poi, per oltre vent’anni, rappresentò il partito e le istanze del porto in consiglio comunale. E come non ricordare anche la guida degli uffici locali della Tirrenia e l’impegno sindacale, da dirigente nazionale della Uil Trasporti. Esperienze importanti in una vita vissuta da politico di altri tempi, da perfetto gentiluomo sempre alla ricerca della mediazione, piuttosto che del contrasto, come strumento di risoluzione di problemi e controversie. 
E proprio queste doti, nell’ambito dell’incarico per cui la maggior parte delle persone ricordano Raffaele Meloro, quello di presidente, per 21 anni, del Consorzio Autonomo del Porto di Civitavecchia, furono alla base del più grande successo di Meloro alla guida dello scalo: il raggiungimento della pace sociale nel porto. Grazie ad una ferma intesa, maturata grazie al profondo rispetto reciproco, seppure da posizioni diverse, con lo storico console della Compagnia Portuale Roma Ivano Poggi, pure nel contesto storico italiano degli anni di piombo, nello scalo cittadino vennero raggiunti degli equilibri avanzatissimi per l’epoca, nell’interesse generale del porto. Fu senza dubbio il più grande merito di Meloro, insieme all’oculata gestione dei bilanci del Consorzio, mai in disavanzo a dispetto di quanto accadeva in numerose altre realtà italiane. La pax portuale, che dura tuttora, fu anche la preziosa eredità lasciata dal CAP di Meloro all’Autorità Portuale, divenendo anche un esempio per gli altri scali.

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