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Eutanasia: con gli avvocati Pirani e Tortorici è rivoluzione nella giurisprudenza

Eutanasia: con gli avvocati Pirani e Tortorici è rivoluzione nella giurisprudenza

La sentenza del Tribunale di Tivoli ha riconosciuto oggi, per la prima volta, "l'attenunate comune del valore sociale del gesto" di un figlio che ha ucciso la madre 86enne gravemente malata. Il caso di Formello torna alla ribalta nazionale

TARQUINIA – Parte da Tarquinia, con l’avvocato penalista Paolo Pirani, la rivoluzione giurisprudenziale in tema di eutanasia. Il noto legale etrusco ha infatti portato sulle aule del tribunale di Tivoli, insieme al collega Giancarlo Tortorici, un caso destinato a riscrivere l’approccio legislativo nei confronti della cosiddetta ‘’buona morte’’, ottenendo su una causa di omicidio, “l’attenuante comune del valore sociale” del gesto di un figlio che ha deciso di porre fine alle sofferenza della madre, gravemente malata, uccidendola. Un risultato – quello di stamane con la sentenza del giudice per l’udienza preliminare  Alfredo M. Bonagura -, che ribalta gli stessi principi sanciti fino ad oggi dalla Cassazione e che si accinge a diventare un precedente in base al quale riscrivere la normativa sul tema dell’eutanasia, già oggetto di raccolta di firme e di una proposta di legge.
Nello specifico, la vicenda riguarda un episodio accaduto a Formello, il 22 maggio dello scorso anno, quando un 60enne, M.V., ha deciso di porre fine alle sofferenze della madre, 86enne e gravemente malata, soffocandola con un cuscino. Una vicenda subito balzata sulle cronache locali dividendo l’opinione pubblica e costata all’uomo l’accusa di omicidio. Fu lo stesso 60enne a chiamare, subito dopo il gesto, i carabinieri per segnalare l’accaduto. L’avvocato Pirani, lavorando in sinergia con il collega Tortorici, sugli aspetti giurisprudenziali, ma anche medici e sociali dell’eutanasia, è riuscito ad ottenere una sentenza che oggi costruisce un nuovo palcoscenico per l’approccio al tema. Il giudice Bonagura si è espresso in primo grado ritenendo M.V.  colpevole del reato, condannandolo per questo a 6 anni e 4 mesi di reclusione, ma riconoscendo, allo stesso tempo, oltre che “l’attenuante generica prevalente sulla contestata aggravante”, anche “l’attenuante comune del valore sociale del gesto” del figlio quale atto idoneo di fronte alla condizione estrema di vita della donna, gravemente malata. La sentenza emessa oggi, giunge al termine  di  un processo  avviato con rito abbreviato condizionato ad una perizia medica, chiesta ed ottenuta dai due avvocati, e volta ad accertare il gravissimo stato di salute dell’anziana, ritenuta dal figlio ormai in fin di vita e pertanto a verificare se ci fossero gli estremi per il riconoscimento del “reato impossibile”. Punto, quest’ultimo, che secondo  i due legali non ha trovato adeguata risposta. Chiaro il commento dell’avvocato Pirani: “Siamo molto soddisfatti per il riconoscimento dell’attenuante sociale del gesto, mai riconosciuto prima d’oggi, certamente ci riserviamo di leggere attentamente le motivazioni della sentenza e di ricorrere eventualmente in appello sull’ulteriore circostanza di merito, ritenendo non sufficientemente provata l’assenza di reato impossibile connesso alla situazione di grave salute dell’anziana ormai in fin di vita”. (a.r.)
 

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