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Imprenditore nautico trovato morto appeso ad un paranco

Imprenditore nautico trovato morto appeso ad un paranco

TARQUINIA. Tragedia in una capannone di via Giotto, nella zona artigianale. Indagano i Carabinieri. La vittima è Francesco Evangelisti di 67 anni. Rinvenuto un biglietto dove lascerebbe intendere di essere strozzato dai debiti. Disposta l’autopsia

TARQUINIA – E’ stato trovato morto, appeso alla catena dell’apparecchio meccanico per il sollevamento delle barche, il cosiddetto paranco. Così, un imprenditore di Roma, Francesco Evangelisti di 67 anni, è stato ritrovato cadavere da un suo collaboratore che nelle prime ore del pomeriggio si è recato nel capannone di via Giotto, presso la zona artigianale di Tarquinia, trovandosi di fronte all’agghiacciante scena. Al vaglio degli inquirenti la ricostruzione di quanto accaduto. In un primo momento si è parlato di suicidio, ma non si escluderebbero altre piste. Di certo si sa che l’imprenditore da qualche anno aveva preso in gestione il capannone per la sua attività di riparazione delle barche e che da qualche tempo gli affari non andavano più come una volta. L’imprenditore, infatti, lamentava un calo negli affari e, secondo quanto appreso, aveva anche accumulato debiti con i fornitori e ritardi nel pagamento degli affitti. Molte volte, per quanto appreso, sarebbe stato anche sul punto di chiudere l’attività. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della stazione di Tarquinia che indagano sul caso dai contorni ancora da definire. L’imprenditore avrebbe lasciato un biglietto per motivare la decisione di togliersi la vita, ma sulla circostanza vige il massimo riserbo. Nella missiva si parlerebbe di grave crisi economica, e situazioni non più tollerabili, strozzate dai debiti. L’uomo, separato da anni, lascia un figlio. In base ad una prima perizia del medico legale, il decesso risalirebbe alle prime ore della mattina di ieri, sarà comunque l’autopsia disposta dal magistrato di turno della Procura di Civitavecchia, dottor Paolo Calabria, a fare chiarezza sulla vicenda. Da accertare le cause esatte della morte e le motivazioni che al momento sembrano ruotare attorno ad un vero e proprio giallo. Un caso , questo, che richiama alla memoria la vicenda relativa al morte di Roberto Ciccone il 33enne civitavecchiese, titolare di una struttura per la rivendita e la manutenzione di barche e gommoni, la ‘‘Manushark’’ situata nella zona artigianale di Tarquinia. Ciccone a marzo 2008 venne trovato morto su un’imbarcazione cabinata finita alla deriva al largo di Montalto di Castro. Aveva un tubo collegato al motore, circostanza che fece parlare di suicidio. Per quella vicenda nel 2012 venne rinviato a giudizio, per usura, l’ex ispettore di Polizia Paolo Morra. Ciccone infatti era nipote di Morra. La ex moglie di Morra portò a conoscenza gli inquirenti di una lettera del nipote dove lo stesso sosteneva che lo zio chiedeva tassi usurai per il denaro che gli aveva prestato per creare una società insieme alla figlia di Morra. L’ex ispettore, invece, ha sempre ribadito che la somma versata non era un prestito, ma una sua partecipazione alla società, da cui poi pretendeva gli utili in quanto socio. (a.r.)

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