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«Case invendute: la Regione finanzi i bandi per l’acquisto»

TARQUINIA - Lo chiede il sindaco Mazzola in una lettera al presidente Zingaretti, all’assessore Refrigeri, al presidente della VI Commissione Panunzi e al consigliere Valentini. «La soluzione all’emergenza casa è certamente nell’edilizia popolare»

TARQUINIA - Lo chiede il sindaco Mazzola in una lettera al presidente Zingaretti, all’assessore Refrigeri, al presidente della VI Commissione Panunzi e al consigliere Valentini. «La soluzione all’emergenza casa è certamente nell’edilizia popolare»

TARQUINIA –  Il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola ha inviato una lettera al presidente Nicola Zingaretti, all’assessore alle politiche abitative Fabio Refrigeri, al presidente della VI Commissione Enrico Panunzi e al consigliere Riccardo Valentini, nella quale propone di mettere a disposizione dei Comuni fondi regionali per bandi finalizzati all’acquisto degli alloggi invenduti a prezzi calmierati. «La soluzione all’emergenza casa è certamente nell’edilizia popolare, ma le lungaggini burocratiche, dall’individuazione delle aree alle varianti urbanistiche, dai bandi di gara all’iter procedurale, fino ai possibili ricorsi, allungano a dismisura i tempi. – spiega il primo cittadino – La mia proposta presenta vari aspetti positivi: la notevole riduzione dei tempi, la possibilità di mettere sul mercato le abitazioni invendute a prezzi finalmente accessibili, garantire un ritorno economico alle imprese edili, ridurre il consumo del territorio».
La richiesta del sindaco Mazzola nasce dalla constatazione della realtà tarquiniese: «Quasi ogni giorno mi giungono richieste per delle case. Fino a qualche anno fa, la domanda era limitata ad alcune famiglie indigenti. Oggi, la crisi economica, con la conseguente mancanza o precarietà del lavoro, ha fatto crescere il numero di chi non ha la possibilità di accedere a un mutuo per acquistare un’abitazione. Ciò ha portato al crollo del mercato immobiliare e all’aumento vertiginoso degli alloggi invenduti, con gravissime ripercussioni per le ditte, costrette a licenziare o a mettere in cassa integrazione gli operai per far fronte alle perdite». (a.r.)

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