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Tullio Nunzi: "Improponibile una tassa sui crocieristi"

Intervento dell'esponente della Confcommercio

Intervento dell'esponente della Confcommercio

di TULLIO NUNZI

Nella scarsità di programmi concreti da parte dei diversi candidati furoreggia lo sport nell’individuare nuove tasse: quelle sui crocieristi, quella di soggiorno, quella sui bus di passaggio, e fino alla fine della campagna elettorale chissà quante ne avremo ancora. La prima riflessione è che  mentre il governo nazionale  comprende che una tassazione che sfiora il 50% è eccessiva e impedisce alle imprese di competere, a livello locale invece si va in senso contrario. Ribadisco che l’imposta di soggiorno è una tassa ingiusta, una specie di rompicapo per le aziende, che non è applicata da tutti i comuni, e che a livello europeo  esiste in alcuni paesi come la Francia dove però l’Iva è al 7%. Che una eventuale tassa di direzione andrebbe a colpire settori come il trasporto e la logistica dove ci sono stati cali di traffici del 20%,e dove il numero delle imprese iscritte all’albo è diminuito del 20%. Che una eventuale tassa sui crocieristi è improponibile. La cosa strana è che queste proposte vengono tutte da forze di sinistra, che continua, sbagliando, a caratterizzarsi come il partito delle tasse, il partito del solo lavoro dipendente, scarsamente attento ai problemi delle partite iva, che ricordo in città sono 5000 circa. Ancora meno attento al fatto che proprio il settore del terziario e dei servizi è quello che in città contribuisce maggiormente al pil locale ed all’occupazione, senza nulla chiedere, anzi con la sensazione di lavorare contro. In particolar modo mentre viene facile proporre nuove tasse, non si dice assolutamente l’uso che si vorrebbe fare di questi introiti. Rimango  comunque contrario ,ma nel caso in cui si trattasse di tasse di scopo, finalizzate  alla valorizzazione del turismo, ad un suo sviluppo, e ad interventi strutturali su un comparto dove  ad oggi si è intervenuti esclusivamente con trenini, mercatini e lumacate, una volta sentiti gli operatori, e concertato con loro la finalizzazione, ci potrebbe pure stare. Ma nel caso in cui questi introiti, che andrebbero a dare una ulteriore mazzata ad aziende in crisi, dovessero essere usati per risanare e rifinanziare carrozzoni stracolmi di clientele  che drenano risorse allo sviluppo di aziende e di famiglie, in cambio di servizi pessimi, allora sarebbe la fine.  Anche perché ricordo a tutti che da una indagine Confcommercio, le tasse riconducibili alle amministrazioni comunali regionali provinciali dal 92 ad oggi hanno subito un incremento di oltre il 500%, e che in questo ultimo anno, circa 100 mila imprese hanno chiuso o sono fallite. Forse più che tasse necessita una seria politica turistica, fatta non di chiacchiere né tantomeno di tasse ma di progetti e proposte ,ancora assai carenti.

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