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"Il Ponte è una realtà che va difesa da attacchi esterni"

CIVITAVECCHIA – Le considerazione del Ponte sull’ultima puntata di “Chi l’ha visto?”, nel corso della quale si è parlato della scomparsa della giovane Valeria Ruggiero, o meglio, sul fatto che la Provincia abbia riportato fedelmente i contenuti  proposti ai telespettatori senza aggiungere né togliere una virgola, non sono certo benevoli. «Sappiamo tutti che certe trasmissioni televisive – afferma l’avvocato Pietro Messina, socio fondatore e componente del cda dell’associazione Il Ponte – Centro di Solidarietà –  sono costruite in modo da privilegiare gli aspetti «sensazionalistici» di ogni argomento, di ogni notizia e che normalmente non viene dato molto spazio agli approfondimenti delle situazioni e delle persone coinvolte in fatti tragici o, comunque, negativi: è la dura regola del ritmo serrato e dell’audience, che tutto travolge. Ma francamente ritenevamo che il giornalismo della carta stampata fosse un’altra cosa, soprattutto quando la notizia trattata a livello locale riguarda una realtà ben conosciuta e personaggi noti, con i quali si sono avuti frequenti rapporti personali e professionali. È proprio il caso del Centro di Solidarietà gestito dalla Associazione Il Ponte – prosegue Messina – che opera in Civitavecchia e in tutte le città del territorio circostante da ben 36 anni. Ora dico, ma è mai possibile fare giornalismo, sia pure a livello locale, semplicemente riprendendo una presunta notizia da quanto ascoltato in una trasmissione televisiva confezionata con i criteri più sopra ricordati, per di più concernente una struttura nata e cresciuta nella tua città, che dovresti difendere e preservare da attacchi esterni di chi vuole, forse, solo speculare sui sentimenti e sulle facili emozioni in una materia certamente molto delicata. Il vero giornalista dovrebbe sentire il dovere quantomeno di approfondire, avendone la possibilità concreta ed a portata di mano, prima di usare quella mano per avallare sospetti ed allusioni destinate, credetemi, a cadere di fronte alla verità: basta volerla cercare, la verità. E noi siamo a disposizione di chi lo vuole. Ma veramente».
* Non crediamo di aver leso nessuno nel riportare la mera cronaca di una trasmissione televisiva andata in onda su una rete nazionale, né abbiamo posto l’accento sugli aspetti ‘‘sensazionalistici’’ di quella puntata, che certo non sono mancati. Accogliamo l’invito dell’avvocato per quanto riguarda la disponibilità nel farci toccare con mano la verità di quella triste storia e rimaniamo in attesa.  Del nostro modo di fare giornalismo invece,  parlano i fatti e i numeri: gli infiniti argomenti trattati e approfonditi con dovizia di particolari e  i tanti lettori che ogni giorno ci scelgono in edicola.

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