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Una giornata dedicata a Troisi

di ROMANA ANGELONI

CIVITAVECCHIA – «Se mi accostano a Totò ed Eduardo, a me va benissimo. Sono loro che potrebbero offendersi». Rispondeva così a chi paragonava la sua comicità a quella di Totò o di Eduardo De Filippo. Difficile spiegare a parole la grandezza e la comicità di un attore estremamente versatile e profondo, ma così timido e umile, come Massimo Troisi. Forse solo il suo cinema può farlo davvero. Ed è per questo che la Cineteca Nazionale di Roma in collaborazione con la Fondazione Ca.Ri.Civ. hanno deciso, a vent’anni dalla sua scomparsa, di dedicare al comico napoletano  l’intera giornata di oggi. Alla Sala Buonarroti da questa mattina, fino a tarda serata, i suoi film saranno in grado di raccontare, meglio di chiunque altro al grande pubblico, chi era Massimo Troisi, pluripremiato attore, sceneggiatore e regista. Ma prima di tutto, uomo.
Un uomo di sentimenti che per parecchio tempo ha amato Anna Pavignano, la scrittrice  e sceneggiatrice che con lui ha dato vita ad alcuni dei capolavori cinematografici italiani degli anni novanta come ‘‘Ricomincio da tre’’ o ‘‘Il Postino’’. E’ lei l’ospite d’onore di questa mattina alla Sala Buonarroti che, affiancata dal docente e critico cinematografico Jean Claude Lopez, proverà a raccontare Massimo, l’uomo, quello dietro ed oltre la telecamera, quello che accostato ad Eduardo o Totò, temeva di poter sfigurare.
Ad aprire la mattinata alle ore 10:00 sarà il film ‘‘Non ci resta che piangere’’, dove il comico napoletano è affiancato da Roberto Benigni, in un viaggio nel tempo e nello spazio ai limiti dell’assurdo.
A seguire alle ore 18:00 il film drammatico ‘‘Che ora è?’’ per la regia di Ettore Scola, interamente girato a Civitavecchia sul finire degli anni novanta. Il regista campano scelse proprio due tra i suoi attori preferiti, Troisi e Mastroianni, per affrontare con drammatico realismo il tema del confronto generazionale padre-figlio.
A concludere la serata alle ore 21:00 sarà ‘‘Il postino’’, il film che l’attore e amico Renato Scarpa definì il «testamento morale» di Troisi che per terminarlo, rimandò quel trapianto al cuore che forse gli avrebbe salvato la vita.

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