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"False fatture: quella di Cesarini una posizione marginale"

TARQUINIA. Stamane interrogatorio di garanzia a Reggio Emilia per il tarquiniese finito agli arresti domiciliari nell'ambito della maxi inchiesta di Carabinieri e Finanza. Il 41enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'avvocato Paolo Pirani: "Studieremo le carte e poi chiariremo la questione" 

TARQUINIA. Stamane interrogatorio di garanzia a Reggio Emilia per il tarquiniese finito agli arresti domiciliari nell'ambito della maxi inchiesta di Carabinieri e Finanza. Il 41enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'avvocato Paolo Pirani: "Studieremo le carte e poi chiariremo la questione" 

TARQUINIA – Si è avvalso della facoltà di non rispondere Andrea Cesarini, il 41enne  commerciante di telefonia finito nella maxi inchiesta di Carabinieri e Finanza partita da Reggio Emilia e che ha portato ad arresti eccellenti per false fatturazioni, frode fiscale e riciclaggio. Stamattina si è svolto a Reggio Emilia l’interrogatorio di garanzia nei confronti di Cesarini alla presenza del gip Baraldi e del pm Faldi. Cesarini, difeso dall’avvocato Paolo Pirani, come illustrato al giudice in sede di interrogatorio, si è avvalso della facoltà di non rispondere «non per essere reticente, ma perché nell’ordinanza di oltre 900 pagine gli elementi probatori riportano intercettazioni il cui contenuto non è inserito nel brogliaccio». «Ci riserviamo di acquisire gli atti per chiarire la posizione di Cesarini nella vicenda», ha detto l’avvocato Pirani. Posizione che, sottolinea il legale, «risulta essere del tutto marginale. Cesarini non è coinvolto nell’indagine per quanto riguarda acquisti di telefoni cellulari o materiale tecnologico all’estero, nè per frode fiscale o riciclaggio, ma per presunte fatture false, fatture cioè emesse, ma risultate inesistenti. La posizione di Cesarini rientra pertanto in un ambito molto marginale rispetto all’intera vicenda molto più ampia che vede invece coinvolte altre persone, soggetti e ditte di Reggio Emilia, con le quali Cesarini ha avuto la sfortuna di avere rapporti commerciali e che rientrano in un quadro ben più grave con ipotesi di coinvolgimenti in questioni di Mafia, N’drangheta e Camorra». L’interrogatorio di garanzia, oggi, si è svolto proprio a Reggio Emilia, sede di una delle società coinvolte nell’inchiesta. E, stando all’avvocato di Cesarini, il gip avrebbe ben compreso la diversa e più marginale posizione di Cesarini che, ribadisce l’avvocato Paolo Pirani, «atti alla mano sarà possibile chiarire meglio a 360 gradi». Intanto Cesarini – raggiunto venerdì dalla misura cautelare ai domiciliari «solo in via precauzionale», aggiunge l’avvocato –  si prepara quindi a chiarire la propria posizione». «Cesarini – rimarca ancora l’avvocato Pirani – chiarirà la sua posizione non appena acquisita la documentazione. Come già rappresentato al gip e al pm, Cesarini non è il soggetto così come è stato descritto, ma costituisce una figura a latere di una vicenda più complessa. Faremo quindi la richiesta di acquisizione degli atti relativi agli elementi di contestazione per poi chiarire meglio tutto». Andrea Cesarini, ex bancario ed ex titolare di un negozio di telefonia a Tarquinia, nei pressi dell’ospedale, poi divenuto grossista, è inserito nell’ambito della maxi inchiesta nella quale sono finiti nomi eccellenti come quello del giornalista Marco Gibertini o degli imprenditori della Reggiana Gourmet, Mirco e Gianluca Salsi. In tutto, nell’operazione ‘’Octopus’’, sono state denunciate 41 persone, di cui otto per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, e i restanti 33 per reati di natura fiscale e riciclaggio. Fra gli indagati 12 sono stati colpiti da provvedimenti restrittivi della libertà personale. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, è stata avviata nel 2011 dall’Arma dei Carabinieri e ha visto il necessario coinvolgimento della polizia tributaria della Guardia di Finanza. L’attività investigativa, infatti, ha evidenziato come gli associati, attraverso 12 società “cartiera”, appositamente costituite o acquisite e intestate a prestanomi, con sede legale in provincia di Roma, Napoli, Reggio e Viterbo, mediante il consolidato sistema delle false fatturazioni, hanno consentito ad imprese con sede in numerose altre province, di evadere le imposte sui redditi e imposta sul valore aggiunto per oltre 13 milioni di euro. Sarebbero state emesse false fatture per un ammontare di 33 milioni di euro. Gli associati hanno perpetrato una truffa ai danni dello Stato per oltre 232mila euro mediante l’utilizzo di false dichiarazioni di intento che consentono ad imprese che operano con l’estero di acquistare beni o servizi in esenzione dell’imposta sul valore aggiunto. Uno degli associati si è reso responsabile di una tentata truffa ai danni dello Stato per ottenere un finanziamento pubblico rilasciato dal Ministero dello sviluppo economico, trasmettendo false fatture rilasciate da una delle imprese cartiere dell’associazione. Il riciclaggio del denaro derivante da delitti è stato attuato dall’associazione mediante la compiacenza delle imprese destinatarie delle false fatture che, una volta ottenuto il falso documento, provvedevano a restituire la somma pari all’imposta sul valore aggiunto indicata in fattura agli associati. In carcere sono finiti Marco Gibertini, 48 anni, (associazione a delinquere ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti); Piersandro Pregliasco, 53 anni di Torino (associazione a delinquere, emissione di false fatture e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte); Marco Castaldi, 34 anni, di Roma (associazione a delinquere ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti); Antonio Silipo, 44 anni, (associazione a delinquere, emissione di false fatture e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte); Omar Costi, 40 anni (emissione di false fatture e dichiarazione fraudolenta); Luca Ferriero, 31 anni, di Napoli (emissioni di fatture per operazioni inesistenti). Sono stati ristretti ai domiciliari, oltre ad Andrea Cesarini per emissione di false fatture, anche  Mirco Salsi, 57 anni, (associazione a delinquere e dichiarazioni fraudolente); Gianluca Mussoni, 42 anni di Roma (associazione a delinquere); Valerio Villani, 29 anni di Roma (associazione a delinquere ed emissione di false fatture); Andrea Rossi, 41 anni che lavora alla Cna (emissione di false fatture e dichiarazioni fraudolente). Divieto di dimora nel territorio del comune di Reggio, invece, per Gianluca Salsi, 31 anni (associazione a delinquere). Tra gli indagati c’è Giuliano Debbi, 58 anni di Scandiano, titolare di un’erboristeria, sottoposto anche a una perquisizione all’alba di venerdì. (a.r.)

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