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Cozzolino: «La Asl dica come stanno le cose»

Cozzolino: «La Asl dica come stanno le cose»

CENTRO TRASFUSIONALE.  Sull’imminente dismissione del reparto interviene il sindaco: nel mirino Quintavalle e Zingaretti. «Una decisione scellerata, qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità»  

CIVITAVECCHIA – La storia del Centro Trasfusionale del San Paolo la definiremmo una farsa, se non fosse per la nota drammatica che mette ancora una volta in ginocchio l’ospedale cittadino. Ma come fa un sindaco ad incontrarsi il giorno prima col direttore generale della Asl Roma F, a trasmettere una nota riassuntiva nella quale si parla marginalmente del problema del Centro Trasfusionale e a usare toni fortissimi il giorno successivo  (dopo l’articolo della Provincia) nei confronti della stessa Asl per lo stesso argomento? Il primo cittadino definisce «scellerata la decisione di depotenziare il Centro Trasfusionale» e invita la Regione e la Asl ad assumersi le loro responsabilità.  I fatti innanzi tutto. L’accordo Stato-Regioni obbliga alla rimodulare dei centri sul territorio secondo un criterio che prevede 200mila sacche di sangue in totale, ovvero un centro ogni 40mila abitanti.  Stando così le cose, verrebbero fuori cinque centri, che il presidente della Regione ha provveduto ad individuare. Tre a Roma, uno a Latina e uno a Viterbo.  Il 20 giugno scorso è stata sottoscritta una decisione presa molto tempo prima: probabilmente proprio nella primavera del 2013 quando, a seguito di un sopralluogo presso il Centro Trasfusionale del San Paolo da parte dei rappresentanti della Regione, probabilmente un miracolo avrà impedito già allora la chiusura immediata per via di criticità sulle quali la Pisana ha dovuto chiudere entrambi gli occhi. Il presidente Zingaretti ha scelto, ma come avrebbe potuto riabilitare Civitavecchia dopo quello che la Regione ha visto nel 2013? Definire fatiscente quella struttura significherebbe essere magnanimi e non ci si spiega come faccia oggi la Asl Roma F a dichiarare quanto segue sul futuro del Centro Trasfusionale: «Ciò può costituire una perdita per l’ospedale di Civitavecchia delle funzioni in autonomia delle capacità di lavorazione e distribuzione del sangue degli emoderivati, ma lo migliora e lo riqualifica in termini di rispondenza agli standard qualitativi nazionali e internazionali. La riorganizzazione di questi giorni non va comunque ad incidere sulla capacità di assistenza ai pazienti». Difficile crederci, dal momento in cui si conosce il funzionamento di quel reparto: prelievo in provetta, prova crociata in laboratorio che opera ininterrottamente h24, verifica gruppo in emoteca e riassegnazione al paziente presso il reparto. Come può la Asl affermare che tutte queste operazioni siano espletabili senza incidere sulla capacità di assistenza, anche lontano da Civitavecchia? Le parole di Quintavalle non convincono, anche perché il direttore generale, da anni in servizio alla Asl seppure con altro incarico, quelle storia non può non conoscerla. Chiude Civitavecchia che raccoglie ogni anno 3.500 unità di sangue, rimane aperta Formia che ne raccoglie 2000. Il nosocomio cittadino viene così declassato, diventando articolazione organizzativa del SIMT, adibito alla sola raccolta. Il presidente dell’Avis, Nicoletta Iacomelli, parla di una morte annunciata: «Così si torna indietro di 20 anni».  E tra scaricabarile e passerelle di politici, il primo cittadino scende in campo e torna a parlare della questione, usando nella sua nota indirizzata alla Asl, toni ben diversi rispetto a quelli usati nella precedente: «Già chiesto un incontro urgente a Zingaretti – si legge nella nota – la città sarà informata sugli sviluppi di questa preoccupante vicenda». L’amministrazione comunale definisce la disponibilità ridotta di sangue «un fatto di estrema gravità che lascia i sanitari in una condizione medico legale difficilissima e la città pericolosamente sguarnita sotto il profilo delle emergenze». «La Asl non ha certo brillato nella gestione del centro – dichiara Cozzolino – e forse nel difenderlo, visti i risultati, ed ha pertanto grandi responsabilità in ciò che sta accadendo», e invita formalmente la Asl Roma F a comunicare tempestivamente al Sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria cittadina, tutte le complicazioni che l’ospedale cittadino subirà in conseguenza di questa decisione. Solo un dubbio: ma se la Asl deve fare tutto questo, vuol dire che nel recente incontro (i cui contenuti proprio Cozzolino ha reso pubblici) non lo ha fatto. Cosa si saranno mai detti Quintavalle e Cozzolino sul Centro Trasfusionale?

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