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Ben 2mila firme per dire no al biogas a Tarquinia

TARQUINIA – Duemila firme per chiedere al Sindaco di Tarquinia ed al consiglio comunale di prendere posizione di contrarietà al progetto di realizzazione di un impianto a biogas. Un progetto che i cittadini definiscono industriale insalubre di prima classe. Obiettivo, salvaguardare la salute e l’agricoltura, quest’ultima ancora oggi principale fonte di sostentamento dell’economia del paese etrusco. L’impianto a Biogas in zona Olivastro, proposto dal Consorzio il Pellicano ed attualmente in corso di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) presso la Regione Lazio, è oggetto di due procedure autorizzative presso la provincia di Viterbo, la prima, ex art. 208 del Dlgs 152/2006, in qualità di impianto di trattamento rifiuti, e l’altra quale impianto per la produzione di energia ai sensi della L. 387/2003. Le Associazioni Bio Ambiente e Forum Ambientalista, dopo l’esposto presentato a tutti gli enti pubblici (Comune di Tarquinia, Provincia VT, Regione Lazio) ed alla Comunità Europea, contro un progetto per la realizzazione di una centrale a (bio)gas a Tarquinia, hanno presentato di recente le proprie osservazioni all’ufficio V.I.A. della Regione Lazio, avverse al progetto stesso. Tali osservazioni evidenziano «la mancanza di conformità urbanistica poiché tale attività industriale verrebbe impiantata su un terreno agricolo al centro di una vasta area agricola di Tarquinia». «I terreni interessati – spiega il dottor Gian Piero Baldi, presidente  Associazione “Bio Ambiente  cura e salvaguardia del territorio di Tarquinia e dell’ Alto Lazio’’ e Medico ISDE   (Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia) – sono infatti impiegati per molteplici colture irrigue ortofrutticole di elevato pregio, buona parte con modalità biologica, essendo il Comune di Tarquinia inserito tra le aree rurali ad agricoltura intensiva e specializzata. Quindi la realizzazione di questo impianto industriale comporterebbe un consumo del territorio agricolo e possibili interferenze negative all’economia agricola locale». Altre argomentazioni importanti riportate nelle osservazioni e  verificate anche nell’ambito dell’istruttoria, risultano essere «nelle distanze non idonee dal fiume Mignone (a circa 250 metri) peraltro considerato “fiume a rischio esondazione” e soprattutto le distanze non idonee da numerose abitazioni sparse, di cui una addirittura a confine e quindi distanza zero dal terreno che sarebbe adibito a tale centrale».  Molto importante anche la problematica relativa al quadro emissivo (polveri ultrasottili, micro particelle pro cancerogene, diossine, ecc.) derivante dalla combustione dei gas prodotti dalla fermentazione batterica della nettezza organica (FORSU) che graverebbe sul contesto territoriale già fortemente compromesso per la presenza di altre fonti altamente inquinanti, localmente esistenti, come la centrare TVN a carbone, il porto di Civitavecchia, il deposito di PetCoke, la centrale di Montalto di Castro, il Centro Chimico militare, ecc. che già determinano emissioni in atmosfera percepite negativamente dalla popolazione residente. Nell’esposto prima e nelle osservazioni poi, viene evidenziato anche come “la viabilità stradale interessata dall’esercizio dell’impianto ipotizzato, non sia adeguata al transito di automezzi, poiché collegata ad una delle principali arterie stradali regionali, l’Aurelia altamente trafficata soprattutto  da veicoli pesanti. Tanto più che tale strada secolare sta andando scomparendo, lasciando posto alla nuova Autostrada Tirrenica,in corso di lavori, quindi con aggravio secondario di traffico sulla strada provinciale (SP97) in località Valle del Mignone ed in particolare nella zona Olivastro”.  I comitati ambientalisti chiedono quindi di bloccare il progetto anche in considerazione del parere negativo al progetto biogas da parte della sigla sindacale Coldiretti; del parere negativo del Consorzio di Bonifica della maremma etrusca; delle enormi preoccupazioni riguardanti le ripercussioni negative sulla salute e sull’ambiente da parte dell’Associazione Bio Ambiente, Forum Ambientalista e soprattutto degli oltre 2mila cittadini firmatari della petizione no biogas a Tarquinia cartacea ed online e  soprattutto in considerazione del fatto che a breve l’ufficio di Valutazione Impatto Ambientale (V.I.A.) della Regione Lazio dovrà esprimersi sentenziando un giudizio definitivo in merito a tale progetto industriale”. (a.r.)

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