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Sangue, il caso finisce in Procura

Sangue, il caso finisce in Procura

Centro trasfusionale. Esposto presentato dai Medici per l’ambiente

CIVITAVECCHIA – Si chiama Gianfranco Amendola e fa il procuratore della Repubblica. È lui l’uomo che nell’assurda vicenda dello smantellamento del Centro Trasfusionale potrebbe fare la differenza. Perché stavolta qualcuno ha deciso che sull’ennesima tegola che sta per cadere sull’ospedale San Paolo non è il caso di sonnecchiare. S scrive qualcuno, si legge ‘‘Medici per l’ambiente’’: sono stati proprio loro a presentare un dettagliato esposto alla magistratura, rimettendo la valutazione nelle mani del consigliere Amendola, sempre attento ai temi di maggiore rilevanza legati a Civitavecchia e al suo territorio. Sull’imminente smantellamento del Centro Trasfusionale, il dottor Marco Di Gennaro fa alcune precisazioni: «Quello che  affermo nella mia nota è, al contrario,  che  l’attuale scarso personale, il cui impegno e la cui professionalità sono fuori discussione, non permette la copertura del servizio  H24 e mai la Regione darebbe il personale necessario  a coprire il servizio H24 stante anche il  numero di sacche lavorate. Tale numero (10-15 al giorno) rende anche non favorevole il rapporto costo/beneficio degli eventuali investimenti strutturali e strumentali che la normativa prevede per un servizio che dia le necessarie garanzie di qualità. Sarebbe bello avere tutto ma – dichiara il cardiologo – non essendo così , io credo che sia meglio giocare le nostre carte per implementare l’organico in settori carenti  e la cui attività non può essere altrimenti garantita considerato che la disponibilità del sangue è, comunque, assicurata». Un punto di vista diverso, quello dei Medici per l’ambiente, che nel loro esposto alla Procura hanno messo in evidenza il rischio di un grave incidente industriale legato alla città di Civitavecchia e le eventuali conseguenze in caso di smantellamento del Centro Trasfusionale. Nell’atto si parla di «situazioni che ostacolano fortemente l’applicazione delle direttiva europea e dell’accordo Stato-Regioni, al fine di salvaguardare la salute della popolazione», e il riferimento esplicito interessa la presenza di svariati depositi di olii minerali e di due centrali, che ha portato proprio il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare a riconoscere a Civitavecchia un rischio importante di grave incidente industriale, con un pericolo reso ancora più grande dalla poca distanza tra di loro degli stabilimenti a rischio e il conseguente possibile effetto domino con incidenti a catena. Per non parlare della presenza del porto e del Centro Chimico di Santa Lucia. Una cosa è certa: la chiusura del Centro Trasfusionale dell’ospedale San Paolo, di sicuro non la si può appuntare come una medaglia al petto della Asl o della Regione Lazio.

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