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Cupinoro, audizione dei comitati al Consiglio dei Ministri

Cupinoro, audizione dei comitati al Consiglio dei Ministri

Nei verbali il totale dissenso dei cittadini all’ampliamento della discarica e al trattamento dei rifiuti. Sul tavolo però anche il sì di Regione Lazio, Asl e Comune di Bracciano

BRACCIANO – Si è svolto ieri presso il Consiglio dei Ministri un incontro con una delegazione formata dai rappresentanti dei Comitati che da tempo si battono contro la riapertura di Cupinoro e quello che definiscono «lo scellerato progetto di realizzare in quel sito un polo industriale dei rifiuti». I Comitati di tutto il comprensorio – Bracciano Stop Discarica, Comitato di zona Borgo San Martino di Cerveteri, Associazione Salviamo Bracciano, Comitato No Discarica Cerveteri, Comitato il Castellaccio dei Monteroni-Ladispoli, Liberi Cittadini in difesa del Territorio, il Comitato Terra Nostra,  Coordinamento Rifiuti zero per il Lazio, Associazione Rifiuti zero Valcanneto e Associazione Terrattiva – hanno quindi illustrato nel dettaglio le ragioni del loro dissenso ad un ulteriore ampliamento e impiantistica per la lavorazione e il trattamento dei rifiuti presso la discarica di Cupinoro per la quale è stata invece chiesta la bonifica e la salvaguardia degli usi civici, come prescritto dalla legge. I comitati in sostanza hanno ribadito con forza l’importanza del rispetto dei vincoli che gravano su quel sito. Vincoli che, dicono, «sono stati istituiti proprio a tutela di quel territorio». In particolare i cittadini hanno focalizzato l’attenzione sugli usi civici, sottolineando anche che «tutto l’iter procedurale che il Consiglio dei Ministri si appresta ad esaminare è caratterizzato da atti quantomeno imprecisi o errati che potrebbero condizionarne l’esito finale con l’approvazione del progetto che la Regione Lazio e il Comune di Bracciano perseguono con tanto accanimento». «Se tale eventualità si concretizzasse – spiegano i comitati – risponderemo per le vie legali con un ulteriore ricorso, questa volta al Consiglio di Stato». Le delegazioni hanno inoltre consegnato tutta la documentazione necessaria a supportare le loro tesi ed in particolare hanno consegnato una lettera aperta per chiedere al Consiglio die Ministri di «salvaguardare il territorio e di non calpestare la salute dei cittadini». Venerdì scorso presso la stessa sede sono stati anche acquisiti i pareri degli enti istituzionali: Regione Lazio, Provincia di Roma e Asl che, al contrario invece, hanno dibattuto le ragioni del loro ‘‘parere favorevole’’ ad un ampliamento e alla realizzazione di impiantistica per il trattamento e lavorazione dell’immondizia. «Ciò – rimarcano i comitati – nonostante il rinnovato diniego da parte del Ministero dei Beni Culturali e ambientali Italiani e della Sovraintendenza ai Beni Ambientali, Paesaggistici e Architettonici del Lazio». Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha infatti bocciato l’autorizzazione richiesta dalla Regione Lazio per realizzare un polo industriale dei rifiuti a Cupinoro. E ancora più forte appare in queste ore il parere negativo dei cittadini: «In fondo saremmo proprio noi a dover finanziare un’operazione che minaccia la nostra salute e il nostro territorio. E che non aiuterà in alcun modo a risolvere il problema della corretta gestione dei rifiuti. Diciamo subito che realizzare un’industria dei rifiuti a Bracciano, vicino al lago, vicino al castello degli Orsini Odescalchi, vicino alla necropoli etrusca della Banditaccia di Cerveteri, che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità, costruirla in un luogo così, tra boschi e campi coltivati è un’idea da irresponsabili, senza senso e senza futuro. Per noi che ci viviamo, Cupinoro è un cancro. Nessuno sa e nessuno vuole sapere cosa c’è là sotto, dopo 30 anni di sversamenti. E invece di mettere in sicurezza la discarica e predisporre un’indagine ambientale approfondita, si pensa ad investire su un polo industriale dei rifiuti. Il progetto è estendere il cancro». «Diamo parere negativo – precisano i comitati – perché l’area di Cupinoro è soggetta a vincoli imposti dalle istituzioni, come la ZPS (Zona a Protezione Speciale) e vincoli paesaggistici, ed essendo di proprietà dell’Università Agraria di Bracciano è gravata da Usi Civici. Basterebbe questo per far desistere qualsiasi amministratore illuminato dal progetto in questione. Questi vincoli rappresentano l’unica tutela del nostro territorio. L’Università Agraria nasce infatti con uno scopo preciso: tutela e conservazione del patrimonio agricolo. Chi può decidere che questo patrimonio non debba essere più tutelato, con quali ragioni?». «Diamo parere negativo – aggiungono ancora i comitati –  perché crediamo che decisioni così importanti non possano essere prese attraverso l’uso e l’abuso di deroghe e scorciatoie emergenziali. Al contrario, devono essere frutto di una politica di gestione del territorio basata sulla programmazione e sulla condivisione, sempre e comunque nel rispetto delle leggi esistenti. Le leggi dello Stato che valgono per noi, non valgono per lo Stato? Chiediamo il rispetto e il ripristino della legalità. Adesso si usa anche la leva dei posti di lavoro per giustificare ciò che è ingiustificabile». Parere negativo anche «perché gli impianti previsti dalla Regione Lazio non sono in linea con le prescrizioni delle direttive europee e ci portano lontano dagli obiettivi previsti dalle leggi italiane. La Regione Lazio ha un Piano Rifiuti inadeguato, di fatto vecchio di 20 anni, che si basa sul cosiddetto ‘ciclo integrato dei rifiuti’. I cittadini chiedono una vera svolta a partire da questo livello: la soluzione è riconosciuta a livello mondiale e si fonda sulla raccolta differenziata porta a porta spinta e sul recupero delle materie prime. Ma l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico che la Regione Lazio vorrebbe imporre a Cupinoro serve a produrre ecoballe per gli inceneritori e i cementifici, e oltre a produrre inquinamento è obsoleto: ricordiamo che l’Unione Europea impone dal 2020 di non inviare ad incenerimento le materie riciclabili. La centrale a digestione anaerobica dei rifiuti (Biogas) che la legge definisce ‘industria insalubre di prima classe’, è una tecnologia rischiosa per l’ambiente oltre ad essere un investimento fallimentare, perché arricchisce solo gli imprenditori grazie agli incentivi dello Stato. Questo non è progresso, non è la soluzione, anzi questo tipo di impianti rappresentano e perpetuano il problema». «Invece di valorizzare le immense potenzialità del territorio – incalzano i Comitati – come il turismo, la cultura, l’agricoltura, il paesaggio – si mira ad azzerare tutto, ad inquinare ancora dopo 30 anni di inquinamento. L’assessore della Regione Lazio Michele Civita c’è rimasto male, si è accorto che c’è ancora qualcuno che pensa che il territorio sia un bene da tutelare. Ha usato parole gravissime per umiliare e screditare il Ministero. Ha promesso pubblicamente la riapertura di Cupinoro attraverso il ricorso al Consiglio dei Ministri, ha detto che sono sicuri di vincere la partita. Ha anche annunciato che prenderanno decisioni impopolari. Ma come ha fatto l’assessore a prevedere già da mesi che il governo italiano si sarebbe reso complice di questo scempio, contro il parere di un suo stesso dicastero? Questa sembra essere un’operazione giocata fin dall’inizio contro le leggi a tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico. L’iter istruttorio del progetto è costellato di imprecisioni e incongruenze, anche sul lato economico, sulle quali ora indaga la magistratura – a cui abbiamo dato pubblicamente il nostro sostegno a proseguire nel suo lavoro di ricerca della verità.  Organi dello Stato come quello a cui ci stiamo rivolgendo devono avere la funzione vitale di controllare ed eventualmente sanzionare chi, in nome e per conto dello Stato di cui facciamo parte, non svolge il proprio lavoro nell’interesse dei cittadini tutti». «In questa operazione – tuonano ancora i cittadini del territorio –  non c’è stato un solo momento di vero confronto con i cittadini. Se invece di calare dall’alto progetti inaccettabili, i nostri amministratori avessero a cuore la salute e l’ambiente potrebbero scoprire che queste città e questa regione hanno a disposizione soluzioni mille volte migliori per gestire i rifiuti, più sane, più efficaci e più vantaggiose in termini economici. Ma evidentemente gli obiettivi sono altri. Ci chiediamo: se non c’è interesse per la salute dei propri concittadini, per la bellezza e il futuro del paese, per la qualità dell’ambiente nel quale tutti noi viviamo, qual è il ruolo delle amministrazioni? In nome di quale presunto senso di responsabilità è possibile ancora passare sopra il bene comune? Fino a quando il nostro territorio dovrà subire le conseguenze della cattiva gestione degli amministratori locali e regionali?». «Con questa lettera vi parliamo in rappresentanza dei cittadini di Bracciano, Cerveteri, Ladispoli, Manziana, Anguillara e di tutti i paesi e le frazioni di questo territorio ancora splendido. E anche dei cittadini che non sono ancora nati.Vi parliamo a nome dei cittadini di Roma e d’Italia che mangeranno il cibo che noi produrremo sulla nostra terra e della cui salubrità siamo responsabili. Vi parliamo a nome dei cittadini che vivono del turismo, la nostra risorsa principale e riconosciuta in tutto il mondo. Quale può essere il valore di una località dominata da una montagna di immondizia, appestata dai miasmi dell’industria dei rifiuti? Il degrado non attrae turisti. Vi parliamo a nome degli esperti, in Italia e all’estero, con i quali abbiamo individuato ormai con chiarezza il percorso verso una gestione virtuosa dei rifiuti. Un percorso che ha come tappe obbligate la raccolta differenziata, il riuso, il riciclo e il recupero dei materiali, le politiche per la riduzione dei rifiuti all’origine, il compostaggio aerobico per la frazione organica. Usciamo dalla strategia delle emergenze, costruite ad arte ormai da decenni. Basta con le discariche, gli inceneritori e i biodigestori, basta con le truffe vecchie e nuove, basta concepire grandi opere dove tutti trovano il loro tornaconto tranne i cittadini, basta con le Terre dei Fuochi, basta promettere bonifiche che muovono soldi e che nessuno fa, basta con l’idea che sui rifiuti si debba guadagnare – quello è lavoro per mafiosi e monopolisti, non certo per amministratori. Vi parliamo in rappresentanza di qualcosa che è in voi. Al di là delle parole, delle leggi, delle convenienze e delle appartenenze, voi sapete, voi vedete bene che autorizzare un’operazione come questa sarebbe una scelta che colpirebbe inevitabilmente i diritti della comunità e la credibilità delle Istituzioni». Intanto, questa mattina, su sua richiesta, è stato ascoltato anche il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci e sempre oggi nel pomeriggio è previsto l’arrivo dei verbali, relativi agli incontri effettuati, sulle scrivanie dei Ministri per le dovute valutazioni e decisioni, che potrebbero arrivare già entro i primi di agosto. (a.r.) 

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