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Acqua potabile inquinata. Possiamo sopportare l'arretratezza, ma il sottosviluppo proprio no

CIVITAVECCHIA – “Talvolta quando discuto con amici di Civitavecchia sulla situazione della città qualcuno la definisce una realtà da terzo mondo. E allora ecco emergere il sociologo che è in me e tentare di spiegare che si tratta di un’esagerazione. Un’esagerazione comprensibile e dovuta allo scoramento per lo stato in cui versa la città da tempo immemore. E cerco di convincere i  miei interlocutori che Civitavecchia non si trova in una condizione di sottosviluppo, bensì di arretratezza. La differenza non è nominale ma sostanziale. Per capirci al volo il sottosviluppo comporta lo spettro della fame, l’arretratezza no. Ma ora? Ora che l’intera città è stata avvisata con circa quindici giorni di ritardo della presenza di colibatteri fecali nell’acqua potabile cosa gli dico ai miei amici? Che hanno ragione? Che ormai questa città dall’arretratezza sta davvero scivolando nel sottosviluppo?
Ancora oggi, pur dinanzi all’evidenza dei fatti, mi ostino a pensare che non sia così. Mi ostino a pensare che Civitavecchia non debba precipitare nel sottosviluppo e che addirittura possa uscire dall’arretratezza. Iniziamo proprio da questa vicenda, iniziamo dalla più che tardiva ordinanza del Sindaco con cui si vieta di usare l’acqua della rete idrica cittadina per scopo potabile, anche dopo bollitura. Di chi è la responsabilità del ritardo? Cosa non ha funzionato nella catena informativa? Credo che sia quantomeno doveroso per il Pincio e per gli altri enti coinvolti individuare chi non ha fatto il proprio dovere e sanzionarlo in maniera esemplare. Questo non risolverebbe l’annoso problema idrico di Civitavecchia. Ma costituirebbe un segnale per ridare un minimo di fiducia a una cittadinanza che non ne può più di un’amministrazione pubblica che non funziona. Insomma possiamo sopportare l’arretratezza, ma il sottosviluppo proprio no. Possiamo sopportare che gli attuali inquilini del Pincio non intendano parlare con la stampa locale, ma allora ci facciano sapere, magari tramite banditore comunale, qual è il piano per risolvere in via definitiva il problema del rifornimento idrico di Civitavecchia. 
A proposito di sopportazione, uno degli indicatori dell’arretratezza è dato dal basso livello di consapevolezza dei propri diritti da parte dei cittadini. Proprio quest’ultima vicenda sull’acqua inquinata costituisce un esempio preoccupante. Due giorni fa, appena appresa la notizia, mi sono precipitato in un centro commerciale a comprare acqua imbottigliata. Ero convinto di non trovarne più o di dover lottare per accaparrarmi una bottiglia. Con mia grande meraviglia niente di tutto ciò. Nessuna fila, nessun incetta, nessuna discussione. Come mai? In tutta Civitavecchia non si può usare l’acqua che esce dal rubinetto e non succede nulla? Ho chiesto lumi alla cassiera che ha alzato le spalle bofonchiando qualcosa di incomprensibile. Allora mi sono rivolto a una signora in fila con me. Era perfettamente informata della situazione e dell’ordinanza del Sindaco e mi ha risposto “E vabbè, che ci vuole fare. Tanto…”. Insomma sembra che mediamente la città non si scandalizzi e per di più utilizzi l’acqua inquinata come se fosse potabile.
Rientrato a casa con la mia piccola riserva di oro bianco e po’ frastornato dall’indifferenza generalizzata mi è venuto in mente che la stessa sensazione di disorientamento la provai anni fa quando l’allora Sindaco Moscherini emise un’ordinanza di divieto di balneazione al Pirgo causa inquinamento delle acque marine. Risultato: la spiaggia era affollata nonostante i cartelli di divieto (e grazie alla totale assenza di controlli da parte del Comune). Questi episodi comportano la formazione di una mentalità fatalista in virtù della quale le istituzioni non fanno il loro dovere (e nessuno le richiama all’ordine), i cittadini non rispettano le norme (anche quando sono a tutela della propria salute) e si va avanti così finché la barca va. E’ evidente la china pericolosissima in cui sta scivolando Civitavecchia. E’ la stessa che vediamo in realtà similari del profondo Sud. Ci auguriamo che gli attuali amministratori del Pincio sappiano arrestare questa deriva. Intanto, per favore, fateci sapere chi sono i responsabili della mancata informazione sull’acqua inquinata e quali provvedimenti (amministrativi e disciplinari) verranno presi”.

Patrizio Paolinelli
 

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